La sincronicità del tempo

Sistematica demolizione della “storia” da parte del poeta, condotta attraverso due principali figure retoriche, la litote e l’anafora.
Poichè essa non è magistra, non serve a cambiare le cose, non è intrinseca, è fuori dal presente e – capirlo – non (ci) cambia alcun trascorso.

La consolazione del poeta è quella d’aver sgretolato un vecchio, quanto insulso, baluardo metafisico tanto caro agli uomini:

“Accorgersene non serve / a farla più vera e più giusta”.
(La storia – Eugenio Montale)

L’anonimato, per i rari scampati allo strascico, è la sola garanzia di libertà. L’uomo non può interagire con il passato: dato di fatto tanto oggettivo quanto inconfutabile.

Siamo scampati, sopravvissuti, dobbiamo necessariamente elaborare una maggiore sincronicità con il tempo presente.

Per questo – il vero rifugio delle menti libere – è la poesia: come ho scritto nel blog che mi onoro di curare per Libreriamo, a differenza dagli storici o dai giornalisti – limitati al dover riportare l’accaduto in maniera asettica – i poeti (o i novellisti e i romanzieri) possono creare.

Poetare è infinitàrsi:

“Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.”
(Casa sul mare – Eugenio Montale).

E bisogna tenere a mente che, inutile negarlo, si slitta:
“Sono colui
che ha veduto un istante e tanto basta
a chi cammina incolonnato come ora
avviene a noi se siamo ancora in vita
o era un inganno crederlo. Si slitta.”
(Gli uomini che si voltano – Eugenio Montale).

Se la storia ci avesse insegnato qualcosa, è ovvio, non saremmo così insulsi.

La storia

1

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell’orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra
carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi.
Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

2

La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C’è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.

La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s’incontra l’ectoplasma
d’uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n’ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

Eugenio Montale

[1969]

Certo, è bello tenere cari i propri ricordi, elaborarli, scavare dentro di noi e scoprirci: per migliorarci. Anzi è doveroso indagare nelle pieghe del nostro inconscio.
Trovo ridicolo l’uomo che si vanta di essere proiettato all’indietro, in un tempo che non ha scritto, che lo vede relegato al ruolo di spettatore passivo, dove ha un diritto di cronaca che – anche un sussidiario delle elementari – basterebbe a raccontare.
Meglio uno scampato ectoplasma vivo d’un pesce nella rete.
L’ha capito persino Ungaretti un secolo fa “Allegria di naufragi” e lo ribadisce Montale, “Satura” è d’una sincronicità disarmante. Genio puro.
Mi sono un pò rotta le scatole di questi “antiquari” che si beano delle ricostruzioni storche, quasi fossero un loro diario di bordo personale. Chè – va detto – non è così.
A meno che non si stia parlando d’uno storico dallo spessore notevole (e, quindi, un bravo ricostruttore).

Tutto è in divenire e l’umanità che non si adegua si auto esilia, restando saldamente legata a vecchie radici secolari, a principi ancestrali che la distaccano dal tempo presente.

Non è l’epoca che deve adeguarsi a noi: siamo noi che dobbiamo adeguarci all’epoca.
Che ci piaccia o meno è ininfluente.

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Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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