La sirena ferita

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LA SIRENA FERITA
T’ha pretesa, come una cosa.
Una cosa che il denaro non ha pagato.
T’ha posseduta, come un’amante.
Un’amante che non ha mai fatto l’amore.
T’ha costruita, come un baluardo.
Una estrema difesa che l’ha pure coperto.
Intanto la tua vita è trascorsa: e tu
– Penelope di quest’epoca neoantica –
tessevi tela mentre lui tramava.
Ma non ti amava, no: ti picchiava.
Penelope: mani stanche, mani strette,
– tese a tessere e intessere –
finchè c’è un filo di fiato, di respiro
donna e acrobata su quello stesso filo.
Una volta – prima di adesso – eri sirena
il canto tuo ammaliava l’universo mondo,
declinavi amore e non mai tradimento:
poi, d’un colpo, la violenza e lo sgomento.
Penelope che senza voce gridavi invano
e, fra bianco e nero, ti sei coperta piano,
il caleidoscopio della tua vita?
Rosso sangue, è l’ennesima ferita.
Agli altri colori – apparentemente sbiaditi –
vai coi ricordi, ma sai bene che è tardi,
come un omaggio dovuto, un condono,
pioverà ora il candeggio del tuo perdono.
Tessi Penelope, prendere e comprendere:
– anche le sue pene toccheranno solo a te –
scomposta in particelle infinitesimali, tu,
ti sarai rialzata, per i figli tuoi, e continuerai.
Solo un gran gomitolo per rattoppar brandelli,
– districando mille e più nodi – è tutta la tua vita.
La cattiveria, il sacrificio: la ferocia è inaudita.
©lementelettriche

 

Su richiesta di @brigi1969 pubblico la poesia con la quale ho vinto il contest, concorrendo con lei, che ha votato per me.
La posto volentieri poiché oggi – a distanza di due anni – dichiaro morto ufficialmente
l’oblio di Penelope, dichiaro distrutto il telaio e annuncio che è più viva che mai.

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

5 pensieri riguardo “La sirena ferita

  1. Tutto è partito da una foto, un gomitolo sorretto da una mano. Ma più che un punto di partenza si può meglio definire come una nuova partenza.
    Tutte le parole ed ogni loro senso possibile (non senso unico) sono state dipanare da esso, come una liberazione.
    Quella maglia tiene caldo ora… ❤️

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  2. Dipanare le matasse: è cosa che facevo sempre da piccolina. Nonna era una magliaia bravissima e io mi sedevo su una seggiolina, vicino a lei, con tanto di matasse e di fili da dipanare. Mi sentivo molto importante così e la aiutavo. Non facevo capricci ma sgridavo le bambole fingendo che fossero dispettose e avessero loro annodato i nostri fili.
    Perché i fili coi quali si costruiva erano solo miei e di nonna Lucia.
    ❤️

    Piace a 1 persona

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