Consideratemi vaga_mente vaga, ma s_parlate in silenzio

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Vaga_mente ripercorro col pensiero questo ultimo anno ed è proprio il caso che
lo ammetta: vaga, la mia mente vaga da un episodio all’altro, passa attraverso la demagogia e l’indifferenza dei più, si fa largo, prende distanza e s’arresta.
Di colpo di_vaga la mia mente e, senza alcun sotterfugio, non mente; concedetemi
il gioco di parole: in cambio vi concedo il beneficio del dubbio.

Un anno fa eravamo spauriti e letteralmente flagellati da un sisma che, ad oggi,
non ha solo devastato il centro Italia ma si è replicato in altre zone.
Eravamo preoccupati ma si sperava di rialzare la testa, nonostante disoccupazione,
migranti, pseudo politicanti, banche e chissà quali (e quanti) altri guai.

Ora abbiamo perso anche la forza di combattere e sembriamo annichiliti: siamo
una popolazione senza terra, senza futuro, senza gioventù, senza risorse e – peggio –
senza speranza. Siamo catatonici, neanche lo pensiamo più il domani, siamo talmente invischiati nella fanghiglia di un oggi che ci ha inghiottiti come sabbie mobili.

Il terrorismo e il business – in nome di qualsiasi credo – sono in netto vantaggio anche e soprattutto per l’ignoranza e per l’arroganza che, ahimè, ci ha resi miopi, vittime di
noi stessi; ciò avviene mentre giochiamo squalificandoci fra noi a figli di un dio minore.

Perché siamo abusivi – nel senso letterale, abusiamo – di tutto: di risorse e di umanità. Persino dei nostri limiti e di noi stessi siamo riusciti ad abusare come se, fregandoci da soli, avessimo dimostrato chissà quanta sapienza ma, ad ora, è prevalsa l’insipienza.

“Che strano: credevo ci fosse differenza fra reperibilità (retribuita ma stabilita), beneficenza (gratuita ma scelta) e arresti domiciliari (non graditi ma obbligati).
Devo rivedere io la lingua italiana, o mi confermate voi che sono tre condizioni completamente differenti?”

Questo scrivevo un anno fa, dopo alcune considerazioni personali su come certi scambiano la generosità altrui per qualcosa loro dovuto.
Risaputa la risposta, non si dovrebbe fare niente con delle aspettative precise, non se
impreparati all’ingratitudine, anzi si dovrebbe fare per essere sereni col proprio sé.
Però, la sola buona educazione, vorrebbe potessimo ricevere almeno la minima solidarietà.

Per questo, non senza soddisfazione, mi sono liberata da alcuni parassiti fautori dell’opportunismo più becero e meschino.
Mentre stiamo andando un po’ tutti alla deriva, prima che l’approdo certo scompaia del tutto, si avvisa i naviganti che – a me – s’è ristretto il mare.
Io nuoto bene, salvagente o no: gente, salvatevi voi che, a me, ci penso io.

“Io sono un maestro nel parlare tacendo,
ho parlato tacendo per tutta la mia vita
e ho vissuto delle vere tragedie dentro me stesso tacendo.”
– Fëdor M. Dostoevskij –

 

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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