Le idee omologate

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Penso sia terribile omologare le idee e credo fermamente nella libertà individuale, soprattutto se questa viene esercitata rispettando pienamente l’altro individuo.
Non mi piace che mi si dia ragione per tapparmi il becco, ma sono pronta e aperta a qualsivoglia scambio utile come pure al confronto costruttivo.
Se e quando ciò non accade, allora, mi sento urtata: suppongo sia il minimo.

Non amo chi classifica gli individui: né per specie, né per status sociale, né per altro.
Non classifico la gente, però scelgo con chi interfacciarmi.
Il mio unico criterio di scelta? Il buonsenso, cosa che supera persino l’intelligenza.

Le persone non sono barattoli sui quali apporre delle etichette ma sono universi paralleli da rispettare.
Il loro orientamento sessuale non è affar nostro.
Le loro scelte politiche non sono discutibili.
I loro comportamenti, solo in caso di maleducazione, ci riguardano.

La maleducazione non ha età né genere: è assolutamente estendibile a chiunque.
Su questo concetto io – personalmente – inviterei tutti ad una riflessione profonda.

Ormai, la gente come me, è avvezza nel tirare fuori gli artigli: il guaio è che – poi – c’è il prezzo da pagare: la figura della cattiva la devi fare tu, ti dipingono per quella ribelle, quella anticonformista, quella che se la tira e che si autoconferisce importanza solo perché stai difendendoti dalle loro parole malevole.

Non saranno mai intellettualmente onesti da raccontarla tutta: non diranno mai “quanto” costasse caro il doverti piegare al loro volere e il tuo essere flessibile, come una canna al vento, che non si lascia spezzare.

“Tu devi perché io voglio” è il loro mantra: lo recitano in ogni frangente della vita, su qualsiasi cosa, con tutte le argomentazioni possibili, basta solo che tu cerchi di rivendicare un tuo diritto e sei perseguibile, pena l’esclusione e l’emarginazione.

Benissimo: se questi siete voi, io rivendico il diritto di diversificarmi.

Non mi piacete, neanche un po’, di conseguenza pretendo libertà di pensiero, decisione, scelta ed opinione restando nelle regole, nel lecito, nell’onesto e nel mio diritto più pieno di sbagliare da sola: sì, da essere umano sbaglierò, ma seguendo i miei principi e non i vostri dettami retrogradi.

Non sarò maleducata col mio prossimo né escluderò qualcuno imponendogli il mio Verbo perché non mi piace la gente che lo fa con me.
Dunque, allo stesso modo, non mi venga imposto niente perché i divieti ottusi mi innervosiscono, sono privi di buonsenso.

Una delle peggiori malattie sociali è e resta la libertà negata agli individui di riconoscersi per come sono, di riconoscerli per quello che sono.

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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