Come allo stadio Heysel nell’85

Era il 29 maggio 1985, cominciavo a prepararmi per l’esame di stato e presi un grande spavento: poco prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni di calcio, tra Juventus e Liverpool, allo stadio Heysel di Bruxelles, morirono circa quaranta persone, di cui oltre trenta italiane. I feriti furono oltre seicento e, là in mezzo, c’era una nostra compagna di classe, andata per vedere la partita col padre.
Io mi ricordo chiaramente l’angoscia che ci ha pervaso tutti finchè non l’abbiamo rivista.
Ricordo che – prima della sua partenza – avrei tanto voluto essere io quella che andava con suo padre a godersi una finale. Poi, mentre seguivo dalla TV, il panico. Successivamente io e altri compagni abbiamo cercato sue notizie ma, quando tornò a scuola, diversi giorni dopo, sembrava avere lo sguardo spento: il terrore era una sorta di fotografia stampata nei suoi occhi. Non ridevano più, erano vitrei e io non l’ho vista più riprendere la sua espressione solita.

Era sopravvissuta, scampata ad una tragedia che – per quanto in seguito avrà cercato di rimuovere – non credo potrà mai aver dimenticato: le è successo di cavarsela vedendo accanto a lei gente che, al contrario, non c’è riuscita. Insomma ha visto morire altre persone e non doveva essere altro che una bella festa dello sport: neanche fosse andata al fronte a fare l’inviata!

E’ stato triste vedere alcuni manifesti a lutto stampati e affissi sul muro qui, nel mio paese: c’erano frasi cattive, cose che non dimenticherò.
“Finalmente piangete i vostri morti e noi interisti siamo lieti di porgervi le nostre sentite condoglianze”.

[…] le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c’è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;
[…]
Eugenio Montale – Le parole –

E’ il 2 giugno 2017, dal post di un’amica di Piombino scopro che a Torino, in Piazza San Carlo, sta succedendo qualcosa di simile. La gente accalcata è tantissima, qualche geniaccio c’è sempre, si lancia una sorta di botto (forse un petardo o una bomba carta), la notizia di una probabile esplosione dovuta alla minaccia terroristica che viviamo si espande, la folla impazzisce, il fuggi fuggi generale è inarrestabile, crollano le impalcature, l’orda impazzita scappa camminando su un tappeto di vetri, ci sono centinaia di feriti.
La prima cosa che penso è sentire un’amica di Torino perché so che il marito è tifoso.
Mi accerto stiano bene e così, fortunatamente, è.

Poi mi accorgo che una persona sta condividendo i miei post: vado a guardare incuriosita perché scrive – auspicando ci siano morti accertate – e vedo che è un tifoso interista. Lo elimino dai miei contatti.
Mi vergogno anche solo all’idea che ci fosse: e non per lui ma per me stessa, perché vedete, godere delle altrui disgrazie è da masochisti webeti ed imbecilli.

Intanto a Londra si verifica un triplice attacco da parte dell’ISIS e stanno ancora cercando le cinture esplosive. New Scotland Yard deve dare conferme ma, da attendibili fonti televisive britanniche, ci sono circa una decina di morti e molti feriti.
Inshallah, se Dio vuole, a Dio piacendo e la domanda che mi faccio è facilissima e sorge spontanea: ma veramente ci nascondiamo ancora dietro alla volontà divina prendendola come alibi per compiere delitti efferati?
Forse a questi ignoranti sfugge ma la verità è che “Inshallah” dovrebbe essere un alto concetto filosofico di speranza, non un grido di battaglia.

Come, a chi ha ancora il coraggio di nominare l’Inter e di scrivere il dictat “Amala”, sono ormai certa che l’amore andrebbe spiegato, come l’alto concetto di sportività.

 

 

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

6 pensieri riguardo “Come allo stadio Heysel nell’85

    1. Se io avessi tale inettitudine e tali infamie da postare dimmelo, fai il 118, chiama la neuro: significa che mi sono bevuta il cervello. E buon elettroshock da una mentelettrica, a tutti, chè sono molto più fulminati della sottoscritta!

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  1. Evaporata sono stata aspramente criticata ed attaccata da una interista che, già da ieri, scriveva di tifare Real. Io non ho detto nulla ma ha insistito. E passi. Finchè, bel bella, se ne è uscita scrivendo “Penso come te” e non ci ho visto più!
    Io non sono così poco sportiva, io avrei supportato una bandiera di club italiano.
    Non paga ha cominciato a sindacare sul fatto che posto troppo, che sono sempre on line, che lei ha una vita felice lontana da qui, che quando lavorava non era in rete… insomma l’ho dovuta bannare.

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