Come si misura un sentimento?

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Sei testarda [che poi è la tua salvezza, lo sappiamo bene]

– ti sei incantata come la puntina rotta d’un giradischi –
e ci sei riuscita [conteggi, metrica e vocali non scappano]
il fatto è che, proprio adesso che hai imparato, ti sei detta

“Ma questo è? Questo solamente m’è dato da realizzare?”

– e ora non ti diverte più il giochino facile, vuoi spaziare –

“Come, non lo sapevi? Ti sei sfidata mille volte riuscendo!”

“Le cose facili non sono mai state il tuo forte, ammettilo!”

– e ti viene in mente la tua amica e dottoressa, lei lo sa –
“Paola, non c’è niente da fare, tu sei fatta per tener duro.”

Eccoti a scrivere in questa prima, afosa giornata di giugno,
– la testa che ti gira come un ottovolante, caffè e sigaretta –

magari pregherai Santissimo Oki più tardi [ora musica alta]
altissima, come l’acqua del mare oltre la scogliera, dove osi

[tu e il vecchio gabbiano che sembra un cappone tant’è grasso.]

Dimmi, che ne farai del tuo mare? E ancora, dimmi, che cosa
ci farai mai con la tua mente che è sorgente del pensiero?

Loro vogliono l’esemplificazione massima, di stili e concetti:
sono come tubature, vorrebbero racchiudere il flusso delle idee
altrui in condotte forzate… [fanno un po’ come tutti, spesse volte
per poi risciacquarcisi la coscienza sporca, ma tu lo sai bene!]

“Sei uno spirito libero, nulla affatto circoscrivibile né stanziale.

Come puoi assoggettarti ad una serie di divisioni in sillabe tanto
elementari e semplicistiche quando hai tanto da dire, come fai?

Quando il mare del pensiero ti nasce dentro, il suo flusso si rinnova,

sempre, proprio come fanno le onde.

Se addirittura tu nasci dal Mare, non puoi essere altro che così:

un’Anima immensa e densa di correnti.

Non ti riuscirà di seguire uno schema, sei una che nuota libera, vai

in velocità, sei in moto perpetuo come le tue idee e non potrai mai

mandarle in esilio per tre righe.

Nonostante tu abbia raggiunto l’obiettivo di imparare perfettamente.”

Buon giugno Paola, buon giugno e cerca – se puoi – di accettare l’idea:
stai per compiere quarantanove anni nei quali, certo, ne hai viste tante
che potresti persino scriverci dei romanzi. Direbbero che sono fantasy
ma a te, degli ectoplasmi, non interessa.
Non hai mai giocato la partita per vincere il piatto.
Hai sempre giocato per mostrare di possedere carte vincenti.
Senza mai barare [e, se c’è un dio, sa quanto t’è costato] perché tu, ogni
vittoria, l’hai devoluta in beneficienza.

Una figlia del Mare appartiene all’Universo: non può stare dentro un kigu.
Vuoi forse misurare la vita e le emozioni dividendole in sillabe?
Spazia Pà, spazia!

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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