Di strane combinazioni, di piogge e d’amicizia

Roma, maggio 2017: allagata per un violento temporale che si è abbattuto su alcune regioni italiane, compresa la mia costa Adriatica. Soltanto sono in pensiero perché oggi, nella capitale, è andata mia figlia per ragioni di studio.
Io qui ho freddo e non ho chiuso occhio.
Mi sono scaldata persino un bicchiere di latte: neanche fosse febbraio pieno.

Roma, maggio 2014: una pioggia che ho odiato come mai avrei creduto in vita mia.
Perché? Perché era una città dove – fino a quel momento – avevo solo ricordi belli che, prima di allora, non mi aveva mai tradita ma, probabilmente – anche quella volta – si è trattato solo d’un cielo piangente, furioso, partecipe e vicino alla rabbia che mi stava dilaniando da dentro.

Una strana combinazione fra me e la natura, fra il mio stato d’animo e il resto.

Non che chiedessi molto. Avrei solo voluto essere poco più serena, avevo necessità di ritagliarmi qualche ora di respiro ma non è stato così.
Tutto somigliava ad una lenta anestesia: più acqua cadeva, più la situazione diventava un cortocircuito e mi sfuggiva di mano.

Durante il viaggio sono stata letteralmente bombardata da chi mi ha dato, in gentile omaggio, un anno di angosce e di frustrazioni perchè – sforzarsi di capire chi non ragiona se non seguendo esclusivamente la logica del proprio ego –  è dilaniante.

Più ho cercato di aiutare e più le mie energie sono state considerate una sorta di dovere, senza rispetto per i miei ideali. Devastante. Arrivata, mi sarei potuta salvare incontrando – tu guarda il caso – un amico che passava di là. Non ci siamo incrociati con gli orari. Ci siamo poi sentiti più tardi, promettendo di vederci quanto prima.

Una bella combinazione: anche solo un paio di telefonate e mi sono sentita compresa, meno sola.

Ho poi ritrovato quello che ormai avrei battezzato il ‘Signor No’, un tragicomico personaggio, è stato anche capace di redarguirmi per la telefonata del mio amico, gli rubava spazio: io non lo avrei mai fatto!

E intanto pioveva.
Pioveva a dirotto.

 

Dopo una notte che ancora ricordo come la più breve e la più lunga della mia vita al contempo, gli ho espresso il mio pensiero. Il mio interlocutore si è rivelato tanto egoista da rifiutare anche solo di ascoltare il mio punto di vista o di dirmi “Ne riparliamo”. Poteva e doveva essere solo “No, silenzio!” seguito da un ovvio “Devi ascoltare me!”


Mi sono detta “Adesso cerca di non pensarci”.
Sono ripartita subito mollandolo alle sue cose.


Il ‘Signor No’ – nel mentre – mi comunicava via WhatsApp che le sue cose stavano andando benissimo, la sua Freccia argento era puntuale, ma dimenticava di domandarmi se io stessi bene, pur sapendo che non ero andata via massimamente gioiosa.

Non lo avrebbe neanche preventivato!
Chissà mai come mi sono permessa di annoiarmi e di stancarmi di lui? Così velocemente poi?

Insomma una di quelle ventiquattro ore in cui si svela un bluff e si riconfermano affetti già noti.

 

Una pioggia potente, capace di lavare via illusioni ed eventuali scelte mal riposte.
Dolorosa, al momento, ma salutare e necessaria.


E’ poi bastato far ‘sporgere’ un paio di amicizie fidate per averne la conferma.
Che gran figurone ha fatto il ‘Signor No’ cadendo al primo sgambetto!

 


In questo mondo ci sono persone che non si accorgono ma si lasciano scoprire con la facilità di una caramella da scartare, credendo – forse – che tutti gli altri ruotino attorno al loro microcosmo.


Beh è un problema di percezione sbagliata. 

 

Loro si vivono come macro, io li sento come micro e, con me, anche chi ci si è sbellicato dalle risate e neanche lo hanno capito ad oggi…

 

Roma, maggio 2017: mia figlia termina finalmente l’accademia con un test ottimo, smette di piovere, non ho più freddo, sono commossa e soddisfatta.
Non ci ho mai messo molto a capire le cose e, se ancora non c’è stato nessuno, è perché io non ho accettato mai di accontentarmi.
Ho bisogno di gente che non si abbatta sui limiti del proprio sé: non posso partire sconfitta dall’inizio.
L’io si deve allargare attraverso persone che arricchiscono e non sopportando inutili pesi.

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Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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