Le risposte sono nel vento

– “Amo i tuoi capelli: loro fanno tutto quello che vogliono e vanno dove vogliono. Sono un’espressione di libertà.”-

Mi dicevi così, carezzando i tanti ricci che incorniciano il mio viso, steso sul letto accanto a me. Era estate e credo fosse stata la nostra prima volta insieme.

-“Nessuno mi pettina bene come il vento.”-
Risposi sorridendo e citando Alda Merini con una frase che sembra davvero scritta per una criniera come la mia.

Tu rimanesti in silenzio.
E’ stato qui che capii quanto la mia indole libera ti potesse infastidire.
Parlavi di libertà ma non saresti mai stato disposto a lasciarmene.

Dopo un po’, mentre mi abbracciavi forte, quasi a lasciarmi il segno, ne hai detta un’altra delle tue.
-“Ricordati sempre che non riuscirai mai a liberarti di me, neanche quando lo vorrai. Io sarò sempre qui. Tu starai sempre con me. Noi siamo inseparabili. Non potrai mai liberarti di me.”-

Inizialmente non avevo capito quanta idiozia ci fosse in quella frase. Anzi.

Tentai persino di replicare con qualcosa tipo -“Io non ho mai pensato di liberarmi di te!”-

 

E, in parte, era anche vero: fino a quel momento non ci avevo pensato ancora.
Dopo – forse tu stesso mi hai fatto svegliare il demone della libertà? – ho capito tutto.

Ho capito che con te non mi sarei mai sentita del tutto libera.
Mi sono accorta che stavo vivendo sempre in emergenza.
Ho cominciato a capire che l’amore non è possesso e che, una donna, deve sentirsi libera di scegliere ogni giorno il suo compagno per la vita.
Ogni persona che si dica compiuta deve scegliere tutti i giorni.
Così – all’alba – mi svegliavo e ti guardavo: dormivi soddisfatto mentre io ero infelice.
Ogni santissima mattina mi domandavo -“Chi è quest’uomo che ti dorme vicino?”- e non sapevo darmi una risposta. Non la avevo, non c’era.
-“Paola chi è quell’uomo accanto a te?”- continuavo a domandarmi, senza riconoscerti.
Non eri più l’uomo che amavo. Ovvio.

Ti ho svegliato e ti ho chiesto -“Chi sono io?”- per vederti trasecolare mentre rispondevi -“Tu sei la mia donna, sarai mica impazzita?”- e capii che non ti saresti mai più arreso.

 

Così è stato.

 

Io non so davvero come tu possa aver proseguito col mio fantasma accanto, fingendo, e riuscendo a giocare con la verità mentre hai sempre continuato a cercarmi.

Proprio non lo so… ma di una cosa sono certa. Sono certa che a te, della mia libertà, non freghi niente. A te interessa solo io voglia tornare nel tuo letto quasi a renderti un possesso del quale ti senti ancora defraudato dopo tanti anni.

Questo – solo questo la tua piccolezza concepiva – quando mi dicevi -“Non ti libererai mai di me”.

 

Peccato tu non abbia capito: io mi sono liberata e sono libera.

Ad essere legato ancora, purtroppo, sei soltanto tu!

Sono libera perché racconto tutto col distacco dovuto, quasi a raccontare una storia non mia. Sei clandestino perché continui a cercarmi facendoti solo del male.

 

Ogni volta che si comincia una storia si deve evitare di ipotecare il tempo e la vita altrui. Tutto può succedere. Le risposte sono solo nel vento. E’ nel vento che scompagina tutto, come i temporali estivi, che si svela il giorno a venire.
Viviamo l’adesso. Chissà domani come saremo spettinati? E chissà se ci verrà da piangere o da ridere domani? Chissà con chi staremo? A dirla tutta – io – non so se ci sarò domani.

Posso avere una sana progettualità, anzi la devo a chi mi dona la sua presenza, certo. Suppongo sia questa la fiducia da riporre nell’altro in modo vicendevole.
Però non posso fare niente di più. Siamo solo progetti in comune e questo ci rende assai vulnerabili.

 

 

 

 

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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