Affinità elettive o, meglio, s_elettive?

Marc_Lagrange_Cultura_Inquieta21
– Photo by Marc Lagrange –

Alle volte ti spareresti piuttosto che sentire certe parole e ricevere certe bordate.
Cos’hai fatto di male per meritarle? Domanda senza risposta.
Forse è la tua sensibilità che ha acquisito una sorta di profondità e di autonomia per cui senti più male. La ferita brucia di più. Parte da sé e – non puoi arginarla – è come un’onda anomala che rischia di far traballare l’intera barca e l’orizzonte tutto.
Non ti spari perché ti ami e sei perfettamente consapevole che bisognerebbe eliminare la gentaglia, piuttosto.

«Le anime hanno un loro particolar modo d’intendersi, d’entrare in intimità, fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali».

Luigi Pirandello – “Il fu Mattia Pascal” –

Già: l’intimità fra anime, la cosiddetta empatia, il meccanismo della compenetrazione e dei “neuroni specchio”, tutto anche semplice da spiegare ma così raro a verificarsi… va a finire che siamo noi – attraverso una sola parola sbagliata – a guastare l’intimità delle anime, così fragile e delicata di suo.

Per questo ci affidiamo alle affinità elettive che, col passare del tempo, diventano sempre più selettive.
La vita è rapida, affascinante ma paradossale.
Il suo scorrere è essenzialmente binario: passato e futuro sembrano vicinissimi ma non si toccheranno mai e noi? Ma noi restiamo al centro del binario, aspettando di saltare al volo su di un treno che – se non siamo agili – perderemo o ci schiaccerà.
Non credo di potermi concedere ulteriori attese né credo possano farlo gli altri.

Suppongo tutte le anime vive e palpitanti abbiano sete di vita, di intesa e debbano scontrarsi con una parola che è, anch’essa, in perenne mutamento.

Ma, se tutto si trasforma, siamo cosa?
Forse il paradigma del nulla eterno, forse.

Chi mai potrà saperlo con certezza?

Intanto continuiamo – almeno io continuo – a farmi spazio nell’altrove, senza dimenticare le mie affinità s_elettive.

Per tentare di ferirmi mi è stato detto che sono una donna fuori standard.
Non ha capito che, del suo standard pari al nulla, non avrei saputo che farci.

Io sono una donna piena di as_senza: come potrei essere standard?
As_senza non è mai pre_senza mentre, uno standard, impone parametri.

Qui, nella luce viola, noi siamo libere dai parametri dei comuni mortali.
Noi anime illuminate di viola siamo as_senti giustificate.

 

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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