Ci sono ancora troppi “ismi”

956d3def4163d5ed572dbeb8f7328823

Me ne dolgo: ancora oggi ci sono troppi “ismi”: femminismo, maschilismo, integralismo, assolutismo, sciovinismo… e ritengo potremmo continuare a lungo.

Mi è stato chiesto un intervento, in qualità di influencer, sulla data dell’otto marzo.
Ne sono lusingata e cerco di raccontarvi… raccontandomi.

La tanto rinomata “Festa della donna” – una data che, ormai, andrebbe sdoganata da
certi rituali – ma senza estremismi né “scarpette rosse” e, men che meno, con la difesa ad oltranza delle “quote rosa”.
Ringrazio per questo @Libreriamo: sarò presente, a mio modo, nella campagna Social #ImWoman con qualche mio piccolo contributo.
Che cosa significhi essere donna, in una società ancora tanto ottusa come la nostra, è molto semplice: significa essere oggetto di vessazioni e discriminazioni varie.
Una donna, infatti, deve essere femminile, deve adeguarsi, deve avere un uomo che la protegge, deve tacere e deve esporre le sue idee in modo da non urtare la suscettibilità di chi – essendo maschio – magari potrebbe fare la voce grossa.
Deve badare al lavoro, ai figli, al compagno, alla casa, al parentado, alle amicizie di famiglia ma lo deve fare con l’attenzione estrema di chi si muove camminando in un campo minato.

Non sia mai che, dicendo qualcosa di schietto e dunque di impopolare, si trovasse addosso il diniego e il rifiuto dell’intero circuito sociale nel quale si colloca!

A me, questa fallocrazia, non è mai piaciuta, sia chiaro. Non mi piace neanche il modo col quale le donne hanno risposto: il maschilismo e il femminismo sono solo due aspetti fallimentari di un problema unico.

Intanto non credo che nessuno di noi venga al mondo scegliendosi il genere.
Nasciamo in un momento assolutamente indipendente da noi e così pure è indipendente dalla nostra volontà l’essere nati con un genere. Già, solo per questo, nessuno dovrebbe essere colpevolizzato.

Quello che conta, secondo me, è capire che siamo tutti delle persone: individui più o meno intelligenti, identità umane ognuna con un ruolo preciso, con diritti, doveri e facoltà da esprimere.
Le persone hanno un loro potenziale che dovrebbe potersi evolvere al di fuori dei soliti schemi. Se ci metto anche le varie religioni, la politica e tutti i condizionamenti non se ne esce più: già così penso e spero di spiegarmi in modo sufficiente.

Suppongo che – a liberarci da questo fardello che ci diversifica – possa contribuire solo la lotta all’ignoranza: è molto semplice abbattere (o costruire) le muraglie ma resta più complesso distruggere quel muro fatto di credenze sbagliate che ci è ancora ostile e ci limita in quanto esseri umani.

Sono convinta anche che, se nel 2017 siamo ancora intrappolati in questa ragnatela così fitta, la responsabilità sia nostra. Non dimenticherei che le madri hanno un ruolo determinante nell’educazione dei figli, così come i padri. Se c’è una falla aperta – dunque – è anche colpa nostra.

Quando sento inveire contro i giovani d’oggi mi danno l’anima: ma scusate, chi ha educato questi ragazzi, di chi sono figli? Chi avrebbe dovuto trasmettere loro dei valori sani? Noi!
Allo stesso modo, quando vedo uomini comportarsi in maniera libertina, lasciando la moglie a salvaguardia del focolare domestico coi figli mentre loro se la spassano comprando (o noleggiando) le occasionali di turno, mi chiedo perché debbano venir assolti dalla giuria popolare con la solita stupidaggine dell’uomo sessista – e fesso – ma del tutto perdonabile. Perché?

Per me il sessismo è stupido, il femminismo è stupido, il maschilismo anche.

Penso a mio padre: un uomo molto stimato, un commerciante onesto e noto, preciso, una persona rispettata (che è mancata troppo presto): mi ha sempre dato fiducia, non ha mai preso una decisione se non con mia madre o anche con l’accordo di noi figlie (due sorelle) quando eravamo appena ragazzine.
Ci ha insegnato che una famiglia, un gruppo, un clan si muove con la coesione e non ha mai mancato di rispetto al nostro essere persone.
Sono cresciuta sentendomi una persona e, purtroppo, mi sono scontrata con i più che, invece, mi vedono e mi giudicano solo una donna. Una notevole difficoltà perché – lo dico onestamente – non è facile rendersi conto d’essere la figlia di una grande persona. Inizialmente è stato motivo d’orgoglio ma, in pratica, ho subito compreso che bisogna approfondire e che raramente anche gli altri mi avrebbero vista come una persona (intelligente). Anzi – con notevole amarezza – ho percepito l’ostilità dei giudizi soliti e comuni, riassumibili nella frase “Le belle donne non dovrebbero pensare o diventano solo rompiscatole”.

Per dirla tutta, ho lasciato più di essere stata lasciata, e ho lasciato perché mi sono sentita dire “Guarda che stare con te è molto impegnativo, non è mica facile, una donna così intelligente ti fa sentire sempre messo in discussione. Poi, sapendo come ti ha abituata tuo padre, è un po’ come sentirsi in continuo conflitto con una figura insuperabile.”
Che cosa risponde una persona?
Posso dire cosa ho risposto io: “Considerati congedato e vai a cercarti una persona cretina, ma trovala cretina al tuo pari. Sui tuoi genitori non mi permetto di proferire parola, sono certa che loro stessi, sentendoti, sarebbero delusi.”

Ancora oggi si fanno troppe differenze stupide e pericolose (che alimentano le divisioni in categorie) e la mia massima è sempre la stessa: non sono concorde con gli uomini maschilisti, non lo sono con le donne femministe e sono per le persone ma, dipendesse da me, all’anagrafe civile dovrebbero cambiare il modo di stampare i documenti di identità.
Oltre al nome e al genere, al posto di “segni particolari”, dovrebbero stamparci il Q.I. della gente: almeno capiremmo subito se stiamo perdendo del tempo a discutere con chi non comprenderebbe mai un differente punto di vista!

Sono un genitore molto soddisfatto, ho cresciuto una figlia da sola e – se ho scelto di farlo – è solo perché, ad oggi, ritengo sia stata la decisione più meravigliosa mi potesse regalare questa vita. Ciò non esclude il mio immenso apprezzamento per le persone sensibili, soprattutto se sono figure maschili, perché di certo – avessi incrociato una figura così – non l’avrei congedata ma coccolata e trattata come merita una persona rara: con tutta la stima e l’amore di cui sarei stata capace.

Mimose, quote rosa e scarpette rosse? Rotte, rotte le scarpette: a furia di camminare per trovare l’uscita da questo labirinto nel quale ci siamo persi – invece che compenetrarci – dobbiamo consumarcele le scarpe.

Grazie ancora a @Libreriamo da @PaolaToogoodxme aka @UsateHashtag per il riguardo col quale è stata tenuta in considerazione l’idea che appartiene alla mia persona e grazie sempre alle oltre 17K persone che mi seguono su Twitter.

Un caro saluto, rigorosamente, in bianco e nero!

Paola Cingolani per #ImWoman 8/3/2017

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

4 pensieri riguardo “Ci sono ancora troppi “ismi”

  1. Come sempre riesci ad esprimere dei concetti profondi in modo semplice e chiaro. Non che mi stupisca o che non me lo aspetti da Te, anica mia ma, è bello leggerti!
    Come vedi qualche uomo sensibile lo hai conosciuto!

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: