Distanziarsi è necessario

   Distanziarsi è necessario
– non ferite, non lo fate –
   chè le distanze poi ci sono
– inesorabili calano eterne –
   uccidendo ogni speranza
azzerando ciò che è stato.

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Prendo con me soltanto un bagaglio: l’essenziale, neanche contemplo altri generi di conforto durante questo viaggio.
Vado via, raggiungo il mio altrove, cammino lungo il mio Mare e neanche aspetto più.
Non m’importa di salutare chi risponde con offese: non voglio proprio farlo.
Non mi interessa l’opinione di chi ancora – dopo anni – è capace solo di prendere ma non ha imparato a comprendere: a capire da sé basta l’individuo che mi abita.
Non ho voglia di fornire indicazioni o spiegazioni: io ho capito da un bel po’ e non mi ero neanche sbagliata, adesso tocca ad altri indicare e spiegare, giustificarsi e blaterare inutilmente perché – è cosa certa – non ascolto più.
Non perdo tempo, perché il tempo è vita, aspettando cadaveri sui greti dei fiumi: magari muoio io prima, perché sperperare i giorni così?
Sono già sulla foce, si sappia, e vivo come l’onda – mai stanziale, sempre in mutamento –
perché solo una figlia del Mare sa vivere da onda. Nascosti nei delta o negli estuari potete restarci voi, io non posso che andare avanti scoperta, per scelta e per coraggio, perché se non ne avessi avuto m’è dovuto nascere e crescere fino a imperversare, come oggi accade.

 

Vi risparmio dettagli inutili, ci sono situazioni difficili da spiegare e probabilmente sono ancora più complesse da capire. Vi voglio anche giustificare: pensate quanto sono buona!
Una santa donna neanche farebbe tutto questo però, quindi basta, ho deciso che potete solo stare dove io non sono, dunque – senza avanzare pretesa alcuna – m’allontano io.

Azzero tutto con la distanza, cancello il passato, mi riprendo quello che ho dato – mi soffermerò a sorridere fra me e me quando non avrete più la spalla su cui piangere – ma giuro non si capirà. Non dirò più niente, neanche ne parlerò con altra gente.

Non vi perdono d’averci marciato, d’avermi fatta arrabbiare, d’avermi volutamente cercata solo se e quando mi avreste potuta usare. Spiacente ma questa cosa pensante, io, ha invertito la rotta e veleggia più in là.

Esisteranno per tutti altre opportunità.

Quando ferite e saccheggiate l’animo della gente non dovreste restare  così superficialmente soddisfatti.

Dovreste “pensare” che l’altro avreste potuto essere voi ma, visto che questo pensiero non sfiora il vostro egoismo, dato che la superficialità vi caratterizza, proprio non è possibile che si condivida più nulla, mai più.

Non per voi – sottolineo – ma per me: è solo me stessa che sto tutelando nel raggiungere il mio altrove.
La speranza è morta e, se c’è una luce che non risorge, è quella della speranza: la mia non si vuole riaccendere più.
S’è fatto notte.
L’universo intero s’è spento.
Solo guardando avanti vedo nuova luce.
Una luce abbagliante, piena di sogni nuovi, perché – quelli vecchi – sono stati quasi tutti disattesi: se non si avessero più sogni si sarebbe morti, del resto. E io mi sento, fortunatamente per me, così tanto viva!

 

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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