Gettare un ponte è una conquista

Gettare un ponte è una conquista, per tutti. Costruire un muro equivale al contrario: isola l’essere umano.

Ho pensato sempre che fosse necessario abbattere i limiti e il muro dell’ignoranza, così anche quello della prepotenza e della tracotanza. Ho creduto – fermamente – che la mia vita dovesse essere condotta gettando un ponte, là dove fosse possibile, fra me e gli altri.

Non mi sono mai piaciute le persone che inneggiano alla razza eletta, quale che sia, ma ho scelto sempre chi mi illumina con la sua saggezza senza scalfire chi mi ha solo abbagliata con una luce riflessa.

Mi trovo in un mondo strano e vivo giornate strane: il paradosso è che – ad arrivarci – c’è voluto un tempo flash e che, suppongo, sia tardi per tornare indietro.

Ad una sola settimana dall’insediamento di Trump, la civilissima America, vede inneggiare a muraglie, torture da inquisizione spagnola come il waterboarding da reintrodurre durante gli interrogatori della CIA ed altre assurdità che trasformeranno il sogno americano in un vero e proprio incubo mondiale.
Perché?

Perché si osserva tanto Trump? Perché – che ci piaccia o meno – il Presidente degli U.S.A. incide, con grandissimo peso, su tutte le questioni mondiali.
Ora, cari americani un tantino misogini e dai sonni disturbati, mi sta bene tutto ma avreste dovuto ricordarvi che se gli indiani vi avessero sbarrato la strada – oggi – non sareste là a turbarci tutti. Avreste dovuto pensarci votando.
Avrei ascoltato più volentieri – dopo solo una settimana – news che riguardano l’affermazione di un civile Stato di diritto senza regressi storici né tanto meno barbarici.
Come si può pensare di menzionare il termine progresso oggi?

Anche solo nel mio piccolo, per il poco che conta, la mia maniera è sempre stata quella del dialogo costruttivo e – se proprio mi trovo un muro d’ignoranza con cui interloquire – allora non getto né ponti né tanto meno improperi: lascio ai meschini simili modus operandi e passo oltre senza pensarci più.
Non che sia piacevole scoprire che si è stati tiranneggiati, capiamoci, ma neanche si può camminare sui campi minati e – l’essere umano imperfetto che sono io – sceglie d’essere altro, vuole essere altrove. Smette, quasi la mente fosse un flusso d’acqua, di scorrere e si sposta su differenti delta: il mio fiume del vivere continua ad esistere all’infinito, con tutte le sue mutazioni continue. Senza nuocere a nessuno.

Figurarsi, una così, cosa può pensare del vecchio e ormai sfumato sogno americano?
Mi spiace e mi addolora perché gli americani avrebbero dovuto essere più coscienti votando: non hanno compromesso solo loro stessi ma tutto il mondo.

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

2 pensieri riguardo “Gettare un ponte è una conquista

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