La saggezza illuminante del genio

[…]

Quando due o più birbanti si trovano insieme la prima volta, facilmente e come per segni si conoscono tra loro per quello che sono; e subito si accordano; o se i loro interessi non patiscono questo, certamente provano inclinazione l’uno per l’altro, e si hanno gran rispetto. Se un birbante ha contrattazioni e negozi con altri birbanti, spessissimo accade che si porta con lealtà e che non gl’inganna, se con genti onorate, è impossibile che non manchi loro di fede, e dovunque gli torna comodo, non cerchi di rovinarle; ancorché sieno persone animose, e capaci di vendicarsi, perché ha speranza, come quasi sempre gli riesce, di vincere colle sue frodi la loro bravura.

[…]

Giacomo Leopardi – “Pensieri”, I

 

a-recanatifavolosa

Un giretto a Recanati (MC) e, mentre passeggio entusiasta, mia figlia mi fotografa.
Ormai sarà stato tre anni fa: mi ero messa in caccia di immagini da abbinare a dei versi scelti per partecipare a un contest su Giacomo Leopardi.
Ho riletto tutte le poesie, tutte. Non ho lasciato niente di intentato.
[Il contest l’ho anche vinto e non era proprio semplice, ad onore del vero. Eravamo in tanti ed era stato indetto dall’UNESCO ma io non volevo sfigurare, così puntavo almeno in un discreto piazzamento. Eppure è arrivata una vittoria strepitosa.]
Diciamo che mi sono riletta tutti i canti ma non soltanto: rivedere la filosofia leopardiana è stato fondamentale per capirne meglio anche la poetica.
Suppongo il suo fosse un grande genio e credo avesse capito assai più di quello che ci viene insegnato a scuola. Fortunatamente – chi lo ha compreso – lo ha sdoganato dal pessimismo cosmico che definirei più vicino ad altri letterati (Cioran è il primo nome che mi viene in mente).
Questa introduzione mi serve per dire che la sua elasticità mentale è di un’attualità sconvolgente e – lo si vede anche nei moderni attacchi in rete – la massa si orienta sempre facendosi beffe di chi non è reo, anzi, agisce coagulandosi subdolamente.
Non importa quel che è corretto: ad essere decisiva è la coesione che nasce e si sviluppa da qualsivoglia interesse.

In progressione possiamo anche dolerci di tutto questo ma resta un dato di fatto incontrovertibile, così è la psicologia umana, e il nostro dispiacere si sublima presto da sé se siamo supportati da una discreta intelligenza.
Che il web possa essere usato intelligentemente lo vediamo.
Così pure vediamo l’esatto contrario.
Insomma, ognuno di noi gestisce le cose per quelli che sono gli interessi suoi e si ferma abbattendosi sui limiti che ha.
Tutti siamo collegati (e tracciabili).
Alcuni insultano credendo di essere furbi ma sono solo webeti (il neologismo esatto è questo). Altri cercano di diffondere notizie, senza il vezzo di essere Mentana o la Fallaci, per carità. A volte ci si concede persino a degli scherzi fra amici senza pensare (o ignorando deliberatamente) che, dietro ai monitor dei Social, c’è una sorta di spionaggio che al cospetto Mata Hari sarebbe parsa una principiante!
Perché poi piaccia così tanto sapere?
Perché da sempre, farsi gli affari degli altri, aiuta a non vedere dentro alle proprie piccinerie. Come è vero che da sempre si scende in piazza con le proprie croci per poi riportarsele gelosamente a casa.
Insomma la rete non ha cambiato l’umanità se non contribuendo a diffondere capillarmente bufale e ciarle: pare facciano molto più share delle poche consapevolezze.
Siamo sempre più nerd ma con gli stessi limiti della gente zotica e villana.

Un pensiero ad un uomo che non amava gli zotici né i villani e tanto meno gli piaceva sentenziare: nonno Cingolani, che ha abbandonato la sua Recanati da ragazzo perché innamorato di una donna che – avanti con gli anni – si è rivelata zotica e villana.
Erano altri tempi e, da fidanzate, si fingeva perché collocarsi in società con tanto di marito era la sola alternativa ai conventi. Chissà che avrebbe pensato oggi di me mia nonna? Prima di morire sperava in un mio secondo matrimonio. Quasi non bastassi io a me stessa.
Nonno Cingolani, per quanto ricordo di lui, mi avrebbe amata anche libera: come i miei nonni materni.

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

7 pensieri riguardo “La saggezza illuminante del genio

  1. A chi delle proprie peculiarità ne fa vezzo, la comprensione dei cloni risulta offesa.
    A chi pensa che l’essere umano nasca difettato (pieno di difetti), potrà rimanere solo la povertà delle proprie insignificanti perfezioni.
    Che dire: evviva Leopardi!
    Nel linguaggio della tavola, la vita può essere una giornata o anche un singolo pranzo. Mio padre non amava l’amaro alla fine del pasto della domenica. Prendeva il suo caffè corretto con il Fernet Branca… poi, misteriosamente, sia lui che mamma cascavano dal sonno. La prima poesia che ricordo fu fatta di piccoli gesti, del ritorno di papà a casa scandito, prima che dai passi pesanti degli scarponi, dal fischettìo allegro …e a me l’amaro piace solo lontano dai pasti 😉
    Tu dirai ora: ma che c’entrano i tuoi ricordi con questo mio articolo?
    La risposta è semplice, carissimamia, è che il leggerti mi fa tornare a casa, nella mia vera casa senza mura e con le pareti stellate.
    Ecco!

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  2. Non avevo neanche mai immaginato lontanamente che, leggermi, potesse far sentire a casa [accolto intimamente] qualcuno… questo tuo dono è un immenso privilegio per me.
    Grazie @brigi1969, mia Capitana del sibilo d’una parola scritta col cuore, capace di lasciare un segno e di sfiorare un sogno!

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    1. La eco nasce dal ritorno della propria voce quasi sempre. A volte sembra eco anche il tamburo al petto, eppure non la è: il secondo battito è risposta al primo ed il terzo, risposta al secondo. E’ un forgiare continuo nella fucìna-vicina.
      Questo tuo articolo è stata voce ed io sono sempre seduta sul mio scoglio… (abbraccio)

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