Una signora non s’ignora

Quel guizzo
luce blu dagli occhi
– e t’amiamo.

timwalker-maria
Tim Walker Photography

Sono cinque giorni che hai iniziato il tuo viaggio celeste: astro fra gli astri che brillano di luce propria in eterni spazi universali.
Avrei voluto scriverti prima ma non ci sono riuscita. Stanotte ci provo e – non lo nego – mi è difficilissimo. Mi attacco ai miei ricordi, lucidi, come fosse proprio ieri. Vedo – distinta – una luce blu: sei tu. Vedo chiaramente. Vedo una poltrona: e pizzi, trine, merletti, bambole antiche, porcellane, profumi, tappezzerie damascate, trucchi, vasi di fiori, macchina da cucire, caffettiera… o cafè!

Non ti davi pace se le petunie di mamma erano più fiorite delle tue e mi dicevi “Mò ci domando a tua mamma come le cura, che dici?”
Abbiamo almeno quarant’anni di ricordi insieme: mi hai vista crescere e mi hai insegnato tante cose. Mi hai elogiata – ci compenetravamo – dicevi così.
Non ci dovevamo spiegare le cose: capivamo dagli sguardi, con gli occhi. Un guizzo era sufficientemente eloquente ed entrambe sapevamo se tacere piuttosto che attendere o continuare a dire. Una tempistica perfetta fra noi due, compreso il tuo amato compagno di vita che – per amore tuo e per stima nei miei confronti – ci ha sempre udite, partecipando, è stato un grande complice.
Io non dimenticherò mai quanti sorrisi ci siamo fatti tutti e tre insieme: ai giardini, con la mia bimba piccola e voi col nipotino suo coetaneo, il nostro tavolino al baretto, loro che giocavano e noi col solito cafè…
non ho mai capito se ci divertivamo più noi grandi o loro.
Poi arrivavano le tue figlie, gli altri tuoi nipoti, a volte anche tua sorella (come sei stata generosa tu!) e siamo sempre, sempre riuscite a passare dal serio al faceto con un’elasticità mentale tipica di poche intese perfette.

Una coesione che non riesco a dire con parole.
Quanto facevo ridere tuo marito se dicevo “Sono seghe mentali quelle!” (venivano tutti – ammaliati dal tuo carisma – a raccontare cose anche inverosimili, veri e propri viaggi mentali pur di attrarre l’attenzione).

Poi, le sere d’agosto, se decidevamo “Stasera ci vestiamo elegantissime, facciamo parlare tutta la piazza, dai!” riuscivamo veramente a far ciarlare i più: “Sporchi, brutti e cattivi” li definiva tuo marito.
Perché la verità è una sola: la domanda più comune che si faceva la gente comune la conoscevamo benissimo.
“Come mai la figlia di Cingolani sta sempre con la signora che è tanto più grande di lei?”
Mentre la risposta era un’ovvietà solo per pochi.
“Perché io sono stata una prescelta – consapevole e fiera – da parte di una donna che ha saputo sfidare il tempo dimostrando come i valori antichi e la modernità possono coesistere se c’è l’intelligenza che supporta tutto questo”.

Il tempo è solo una convenzione fino a che ci è dato di vivere.

Ti sei data pena per me: conoscevi il mio problema, sapevi di quando sono stata male, non ti davi pace, avresti voluto vedermi sempre felice. Dicevi che meritavo molto più di quello che ho per la mia intelligenza e per come sono: capivi.

La tua vita è stata un romanzo e io conosco tanto ma terrò tutto per me, gelosamente, solo pensavo di scriverti una lettera: tu eri bravissima, ti piaceva, scrivevi lettere bellissime ai tuoi nipoti, alle tue figlie, alle persone a te care. Le parole mi escono difficilmente, sono stordita, scrivo al di sotto delle mie capacità però ti scrivo.

Il tuo sorriso e la tua mano che mi saluta dalla finestra del balcone di fronte resteranno un ricordo tenero. Non credo sia fondamentale se qualcosa ci ha distanziate: avere accanto qualcuno è un limite umano. Averlo dentro è il superamento di quel limite e io ti porto dentro.

Così è fatta la vita. Entrambe lo abbiamo già capito. A te è toccato capirlo nel peggiore dei modi. Tu ci sei entrata – nella mia anima – e questa è la differenza abissale che nessuna distanza siderale potrà mai scalfire.

Esorcizzavi i dispiaceri come poche persone avrebbero saputo fare, trasformavi le cose in bellezza, era la tua magia ed è stato un mio grande privilegio quello di aver incontrato il tuo affetto per così tanti anni di esistenza. Tu selezionavi moltissimo e sapevi scegliere.
Guardo il lato migliore di tutta questa gran faccenda: farò appello a tutta la mia forza e guarderò avanti.
Quando, nelle mie faccende, avrò un dubbio mi soffermerò e cercherò di immedesimarmi in te.

Mi interrogherò domandandomi cosa avrebbe fatto mio padre, cosa avresti fatto tu, che avrebbe fatto nonna Lucia.
Resterete sempre la mia speciale costellazione e mi aiuterete ad orientarmi anche quando il mio mare sarà tempestoso.

Grazie del tuo affetto – ricambiato, pulito, consolidato – è una sorta di prelazione della quale mi hai davvero tanto onorata.

Tu sei stata una grandissima signora: una che, assolutamente, non s’ignora.

 

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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