L’umiliazione del menefrego in aggiunta al non pensiero

“Le persone che non pensano sono quelle che non ascoltano mai”.

Haruki Murakami

Chi non pensa non ascolta e – per la proprietà transitiva – chi non ascolta non pensa.

Avrei delle persone le quali mi hanno fatto tornare in mente questa frase che, il grande Maestro Murakami, ha twittato qualche tempo fa.

Non pensare è – dunque – l’equivalente di non ascoltare.

Visto che io mi presto sempre e ascolto le diverse istanze di chiunque, rispondendo ed offrendo la mia idea al confronto – se un’idea c’è va confrontata o si svaluta –  posso affermare con certezza che un abbozzo di pensiero lo posseggo.

Allo stesso modo posso affermare come, quelli i quali hanno sempre qualcosa di più importante da fare che confrontarsi con te, sono individui privi di pensieri da esporre. Magari li hanno con altri… ma non con te. E – se con te non hanno argomentazioni da condividere – non ti pensano affatto.

Ora spiegatemi il senso che ha andarmene a cercare l’opinione di chi mi direbbe, al massimo, che non ci può fare nulla e che non sono cose che lo riguardano? Nessuno.

E’ esattamente come aggiungere l’umiliazione dettata da un menefrego a un non pensiero.

Poi, come se questo non fosse sufficiente, c’è il resto del pacchetto: ci sono quelli che sembrano tenerti in considerazione ma – quando tu hai dato il tuo e fatto praticamente già tutto – con atteggiamento algido dicono che non abbisognano più delle idee (di fatto già espresse) né delle cose (da te oggettivamente già fatte).

Ciò equivale ad un volerti annichilire il pensiero, l’azione, col full optional dell’umiliazione palese.

Tutto condito e variegato con una disonestà intellettuale e morale da fare spavento.

Non c’è – secondo me – né ci può essere buona fede in coloro che si comportano così con gli altri.

E – dato che io ascolto, ergo penso – esprimo anche il mio pensiero senza temere nulla e nessuno perché non mi pare di essermi auto umiliata.

Semmai – la mia signorile rapidità nel prendere distanza – grida vendetta: a questo punto è una mia ovvia presa di distanza, non una mia manifesta comprensione.

Si sappia: chi non pensa c’è ma non sono io!

 

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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