Consumami preferibilmente entro e non oltre la data riportata.

E’ accaduto di nuovo.
Non posso vivere difendendoti dai tuoi errori.
Sei sempre là che dai per scontata ogni cosa e ci resti fregato – la mia colpa è quella di capire subito – così, dopo diciotto anni, ho addosso una persona immatura che reitera. Sono stanca di ogni tua leggerezza. Sono venuta via da casa nostra – una casa che ho amato profondamente – lasciandoci il cuore ma seguendo la mia mente. Me ne tornai a casa mia con un senso notevole di sconfitta: non essere riuscita a farti capire che – una come me – si aspetta un uomo e non un figlio! Ancora adesso, dopo diciotto anni, sei così sprovveduto… lasci la nostra vita scritta in mano a una persona senza scrupoli che si sta fingendo te e mi tormenta. Tesoro mio, che bambino sei, non crescerai mai, mai. Se avessi avuto nostalgia o rimpianto – credi – mi avresti aiutata nel farmeli passare. Sei così grande in certe cose ma – la sola in cui sei piccolo – contamina tutto e tutti.

Ho parlato con tua madre stasera: ad oggi l’unica che la chiama sono io. Sei fuggito ancora all’estero e (Dimmi, ti senti uno sconfitto, vero?) con la scusa del lavoro stai cercando di dimenticare. L’hai cacciata in malomodo la donna con cui stavi: tu, abituato a me, come potevi stare con lei?

Perdonati se ho lasciato un segno. Io ti ho perdonato subito. Cerca tua madre. Cambia ottica. Stai continuando a sbagliare perché stai ancora ricominciando lo stesso circuito chiuso, quello che non ti porterà mai da nessuna parte. Spezzalo, rompi una maglia nella rete, apriti un varco e sii libero. Liberati anche tu da te stesso proprio come feci io.

lementelettriche


L’ho vista.
Non è un’icona d’acume il suo sguardo: parliamoci chiari.
Mi evoca una bambola ormai rotta.
Tu sei un po’ buffo e un po’ patetico.
Più patetico, per mia fortuna.
Hai persino detto “Siamo sempre in guerra e non la amo”.
Mi vergogno per voi, dato che non ne siete capaci.

Del nostro gran palazzo
niente si è conservato: adesso ci sono solo cocci e distruzione.
Non so lei, però, come riesca a vivere l’ombra mia ora.
Non ha ancora capito?
Lo sa che mi cerchi?
Si è accorta che mi chiami?
Capisce che invochi come sempre me?
Non sente che olezzo di marciume hanno i vostri ambienti?
Magari anche lei cerca qualcuno che non sei tu.
Vi sopravvivete e mi sopravvivete
mentre io, a differenza vostra, vivo.
Speriamo solo tu non lo faccia.
Non venirmi a vedere, ti faresti del male.
Mi hai amata tantissimo senza riuscire quasi…

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Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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