One year ago – 2 aprile 2015 – una data, un grido

Un anno stanotte: ci penso da sempre, da quando è accaduto. Ci penso da un anno. Non so cosa avrei fatto se quei pochi millimetri non ci fossero stati. Una sola cosa so con certezza. Avrei perso una delle persone che amo di più da venticinque anni a questa parte. Un affetto insostituibile. Quando, nella vita, incroci anime così belle e ti restano accanto… puoi solo guardarti allo specchio e sorridere.


E’ privilegio puro – questo nostro affetto – perché ormai è più che consolidato ed indissolubile.
Alla faccia di chi, di me, non ha mai capito un cavolo e suppone con ignorante arroganza di poter dire come sono fatta io.
O anche solo di potermi accartocciare e cestinare dopo un rapido pre-giudizio. Non so come darne spiegazione a parole e – quindi – non lo faccio ma “sento” determinate emozioni in determinati contesti. E’ una percezione profonda, anche, e rinnova un dolore che la mia mente rimuove nel quotidiano. Anzi: oggi – a un anno dal fattaccio – lo rivivo scevra da grida, in silenzio, da sola con me. Lucidamente. Oggi comprendo più di ieri (se possibile) quanto sia grande tu… e non è solo che sei grande tu. No. E’ che continui a crescere dentro di me perché sempre maggiore è la stima che io ho di te. Vorrei dirti ancora “Grazie P.” milioni di volte per tutte le cose che – in questo quasi quarto di secolo – hai fatto per me. Per i sorrisi che mi hai regalato e per le lacrime che mi hai asciugato. Per quello che hai donato a mia figlia e a me. Perché ci sei! Perché la sola idea di piangerti morto accoltellato – ucciso da un rapinatore ancora mai identificato – che ti aspettò chiedendoti il portafogli e, non pago, sperando in più contante, non ha esitato a pugnalarti il ventre con un coltellaccio da cucina mi fa tremare. Sai l’ho letto – io, capisci? proprio io che ti adoro – l’ho letto da un giornale on line: l’ho saputo nel peggiore dei modi. Vedendo #CivitanovaMarche in Top Trend, incuriosita, ho cliccato e… era pieno di titoloni. “Noto medico dentista in fin di vita” e, già, il cuore m’è balzato in gola. Vado a leggere e […] il noto Dottore, P. Z. […] un ghigno urlato mentre il cellulare suonava “Nooooooooo! Pì, nooooooooo!” e la persona che mi aveva chiamata ha sentito in diretta telefonica l’urlo, anziché “Pronto? Dimmi pure N.” poi ho scatenato l’ospedale per avere tue notizie.

Oggi mi dico – rivedendoti ancora su quel letto, con la morfina al braccio, sofferente ma felicissimo appena m’hai intravista – che io non sarei stata capace di perderti. Che io non sarei pronta (e non lo sarò mai) a perderti, perché tu sei un uomo speciale, un affetto enorme, un pilastro, un fratello maggiore, un’anima generosa e splendente. 

C’è una cosa che mi terrorizza: è una lucida riflessione sulla vita. Io ho perso tutti coloro che mi amavano di più in assoluto. Così, finchè la tua prognosi non è stata sciolta, ho ripetuto fra me e me l’invocazione “Ti prego, non lasciami sola anche tu: io – se tu non ci fossi più – che cosa farei?” e non ho ancora oggi la risposta ma la domanda è la stessa.

Vorrei potermene andare via dalla terra e scompormi in bosoni prima di voi che mi volete così tanto bene. Quando sono con voi mi è facile dare il meglio, anzi, mi viene spontaneo brillare.
Pensare che c’è gente – e non mi spiego come – ma riesce a contaminarmi lo stato d’animo con un solo gesto e divento l’opposto di quello che sono.

 

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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