Di scelta infima e d’altre porcherie

Che io sia stata molto amata dai miei nonni non è cosa nuova (non lo è neanche che – questa affinità elettiva particolarmente speciale – facesse rabbia a qualcuno). Così oggi, andando da mia nonna, ho notato che l’attuale Comandante in capo ha eliminato sia la foto mia che quella di mia cugina che nonna teneva sul comodino. Ora – passi per mia cugina che è sua figlia ed è là ogni giorno con la sua bimba, e della quale sono state messe in mostra nuove immagini – io vorrei tanto sapere che ne è di quella mia foto. Per prima cosa perché sono (quasi) certa d’essere finita nella spazzatura e – in tutta franchezza – ritengo che l’attuale matriarcato impostosi nella casa dove sono cresciuta non ha riservato stesso trattamento nemmeno alla mediocre bambolina di coccio appoggiata sul comò d’una donna anziana ed oggi inferma. Nonna mi diceva sempre “Figlia, quanto sei bella, su quella fotografia sei venuta proprio bene e tutte le notti prima d’addormentarmi ti guardo. Penso a quando sei nata – piccola che neanche sembrava potessi campare – poi penso che sei diventata la più alta, la più intelligente e la più bella di tutti. Sei tanto bella, amore di nonna, sei tanto bella”.

Diciamo anche che ogni scarrafone è bello a mamma sua, per carità, ma la foto di mia cugina non è andata a perdersi – anzi – ha preso posto nel mobile del salotto… e, oltre quella sua foto, ve ne sono altre. Insomma penso che mia zia mi abbia cestinata. Magari – m’avesse detto “Paola levo i portaritratti di tua nonna ora che nella sua stanza c’è allestito un semi ospedale: rivuoi la tua fotografia?” – avrei risposto “Zia grazie: non sono fotogenica ma in quella foto sono venuta bene. Ci tengo a conservarla, anche perché era cara pure a nonna”. Invece il matriarcato propone e dispone senza dire niente e io sono dubbiosa sul fatto d’essere stata messa da parte. Allora – nell’immondizia – la nuova Comandante in capo poteva, per quanto mi riguarda, buttarci una sua foto a caso perché se è vero (come è vero) che io non sono fotogenica, è anche vero che sono una bella donna e che mia nonna è ancora viva e nulla a fatto demente. Oggi ho provato, con un filo di voce, per non sembrare polemica, a dire “Qui c’era una foto mia che mi piaceva tanto” ma pare che non abbia fiatato nessuno e – questo – è segno che sono finita nel pattume. Amen. Sono scemenze, certo, ma sono gesti che io non avrei compiuto mai al suo posto: neanche sotto tortura. Spesso mi dico che io, alla fine, con la mia disponibilità e col mio essere così tanto accomodante per rispetto a mia madre e a mio zio, arrivo sempre per ultima e giusto se c’è da riempire un posto vuoto. E – la cosa – non mi scalfisce. Di scelta infima e d’altre porcherie, tutto frutto della mentalità di chi ha aspettato quarant’anni per tentare, senza riuscirci, di mettermi in ombra. Chissà poi  perché è tanto difficile comprendere una donna che mi ha cresciuta e che mi ha asciugato le lacrime quando, piccola piccola, piangevo spesso perché ero la sola bimba a vivere coi nonni materni e mi mancavano mio padre e mia madre, mah? Se lo ricorda persino la mia amica d’infanzia, quella che abitava nella casa di fianco, quante volte ho pianto perché volevo babbo e mamma mentre dei miliardi di giocattoli non mi interessavo alla stessa maniera! Ogni giorno un tradimento morale: se vedevo mamma due secondi mi illuminavo poi – non si capiva quale fosse l’arcano mistero – mamma si trasformava in un giocattolo nuovo e se ne andava senza dirmi niente, per non sentirmi piangere.  Di scelta infima e d’altre porcherie, anche qui, chè non fosse stata la madre di mamma (e la maturità maggiore di mio padre) io sarei stata solo un fastidioso incidente? Le rispetto per educazione ma non le perdono: né mamma, né le idiozie con cui si giustifica, né tanto meno le idiozie con cui giustifica sua cognata la matriarca. Me ne batto della foto perché la riprenderò da un file e la farò ristampare anche ingrandita – giusto per rompere le scatole meglio – ma soprattutto vorrei trovare una risposta alla domanda che mi pongo da sempre. Perché chi ha fatto più capricci di me, in questa vita, ha avuto più ascolto? Perché – sin da quando ho memoria di me – io rappresento la seconda, terza, l’infima scelta? Perché con la scusa che qualcosa è prioritario i miei sentimenti sono sempre stati quelli d’una clandestina? E’ pure banale io me lo chieda: ci sono talmente abituata che – se qualcuno mi regala un minimo di attenzione – mi sembra un’anomalia. Comincio a ringraziare e mi pare mi abbiano portata in trionfo… solo perché sono stata considerata o solo perché m’è stata evitata la pattumiera. E forse è per questo che chi m’è profondamente amico mi adora: perché io sono capace di volere un bene che i più non riconoscono. Di scelta infima e d’altre porcherie si può perdere un’occasione. Poi se ne può perdere un’altra. Poi un’altra ancora… senza aver mai capito “quanto” s’è perso nella quotidianità. Per anni ed anni. Finchè non sarò all’ospizio – e dubitando d’arrivarci – io sarò sempre lo scarto, la scelta infima, la cosa da accantonare, quella che serve solo per farsi grandi, una che può soffrire di contrabbando e basta perché le priorità – non sia mai – pattumiera inclusa vanno rispettate più dei miei sentimenti di essere umano.

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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