Cinque idee che mi accomunano a Watanabe

[…] Dissi ancora: forse attorno al mio cuore c’è una specie di guscio duro e sono veramente poche le cose che possono romperlo ed entrarci dentro. […]

[…] Io leggevo molti libri, è vero, ma non leggevo molti libri, perché a me piaceva leggere più volte quelli che amavo. […]

[…] Con gli altri il discorso sui libri faticava a ingranare, così io cominciai a leggere per conto mio in silenzio. Leggevo e rileggevo lo stesso libro molte volte, e a volte chiudevo gli occhi e mi riempivo i polmoni del suo odore. Il semplice annusare quel libro, scorrere le dita tra le pagine, per me era la felicità. […]

[…] Avevo preso l’abitudine, ogni volta che me ne veniva voglia, di prenderlo dallo scaffale, aprirne una pagina a caso e di leggere per un po’ a partire da quel punto, e devo dire che mai, nemmeno una volta, mi deluse. […]

[…] Se uno legge quello che leggono gli altri, finisce per pensare allo stesso modo. Queste cose lasciamole al mondo dei provinciali, alle mezze calzette. I tipi come si deve non fanno errori di gusto. […]

Haruki Murakami, da “Norwegian wood”

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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