Com_pensando

Cosa scelgo fra pensare e com_pensare? Io – personalmente – scelgo com_pensare. Pensare è già complesso ma si ferma su di sé (almeno il più delle volte). Com_pensare – al contrario – nella sua accezione corretta significa “pensare con, stabilendo un metro di misura ed un corrispettivo adeguato secondo tutti, gesto che implica un insieme”.

Chiunque pensa, a meno che non sia una medusa, la quale vive da milioni di anni senza encefalo.

Pochissimi com_pensano correttamente: alcuni poi credono di aver com_pensato solo perché ti hanno dedicato due minuti di tempo. Un tempo che stavano già dedicando ad altri, senza un minimo di reale attenzione, gettandoti nella matassa gigante dei minuti sfuggiti quasi tu fossi un nodo.

Altri credono di aver com_pensato attraverso un simbolico dono (come se la tua condivisione abbia un listino prezzi) e – non lo sanno – ma stanno solo e solamente ri_com_pensando, seguendo un unico corrispettivo, il loro corrispettivo, senza porsi neppure la domanda sull’esistenza di un altro corrispettivo, il tuo.

E’ brutto parlare di corrispettivo: nel mondo odierno sembra si stia qui mercificando anche la condivisione. Credo che userò un sinonimo. Lo voglio chiamare valore comune e, per valore, intendo solamente menzionare uno o più valori morali condivisi. Neanche mi basta dire idea comune: la mia idea di caffè è quella d’una bevanda aromatica da assaporare amara e ristretta… ma potrei condividere alti valori (non con la Zecca di Stato eh!) con altri individui che bevono caffè lungo e molto zuccherato (viva la libertà!) – soggetti coi quali riesco a compensare la mia onestà morale ed intellettuale – non sulle cose, prive d’importanza e frivole, di per sé, bensì sui principi di vita.

Per mia scelta personale (scelta assai ragionata e della quale vado fiera) cerco di mostrare meno possibile ciò che ha fatto Paola e quelle che sono le sue idee – passate presenti e future – anche per il semplice motivo che, sempre come dice Paola, “La mia sola certezza in questa vita terrena è l’incerto”.

Ho dalla mia un buon gruppo di affetti, un filo di neuroni che – al contrario di quanto io lasci intendere – si vanno rigenerando ancora a ciclo continuo, un sorriso che ha saputo farsi gli anticorpi grossi come le bombe a mano (riuscendo a tenere vivido uno sguardo comunque brillante).

Sui miliardi di teoretici dell’amore rido a crepapelle: tutti siamo capaci di scrivere belle parole ma – ancora oggi – vedo i più che, col solo obiettivo superficiale di catturare l’attenzione attraverso un Tweet o un Post, seguono la ricetta più facile che c’è. I figli di MasterChèf accoppiatosi con RealLove.

– “Un pizzico d’ironia, due etti abbondanti di simpatia, allusioni varie ed eventuali (a piacere), rivisitazione traslata in parole proprie di aforismi d’autore e/o di poesie (minimo otto etti). Un chilo di immagini a sfondo passionale, due chili di immagini a sfondo erotico (naturalmente quella in primo piano è la figura femminile).
Mescolare il tutto con cura e riporre, preferibilmente, in freezer.
Eccipiente essenziale: evitare di metterci la faccia poichè – è lapalissiano – se la bellezza è evocativa… il mistero lo è ancor di più. (Più gravi sono i casi di coloro che la faccia ce la mettono ma, sbagliando con lo zoom, evidenziano soprattutto un paio di terga o cos’altro: tanto al femminile quanto al maschile)”. –

Così, stavo com_pensando alcune cosette prive di valore con me, deve pur passare una notte insonne!

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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