Zio è una parola grande

Ho due zii: anzi – diciamo le cose giuste – ne ho solo uno. Io considero mio zio solo il fratello di mamma. Mio padre ha subito di tutto da suo fratello finchè decise di non parlarci più se non tramite missive legali quando morì la loro madre. Non lo volle con sé neanche in punto di morte. Chiese lucidamente che lo lasciasse morire in pace, dato che gli aveva reso infernale la vita.
Io non lo perdonerò mai – ovviamente – e ho fatto scrivere solo il nome della famiglia di mamma, oltre i nostri, sul suo manifesto funebre. Non ho potuto estrometterlo dal funerale dov’è venuto fingendo d’essere così tanto addolorato… ma non lo ha calcolato nessuno, neanche l’ex moglie né le figlie.
Un Satanasso che – quando lo vedo – guardo dritto negli occhi per poi ignorarlo solamente dopo che lui, al mio cospetto, ha abbassato la testa.

Deve solo vergognarsi d’essere venuto ad ammazzarmi mio padre per la seconda volta, anche da morto, pur di farsi notare dalla gente. E quando gli ricapita una simile occasione? Certo – lui – sarà pianto da pochi e lascerà tutto quel che ha accumulato truffando anche suo fratello senza tirarsi dietro i suoi conti bancari.

Si faranno vivi anche gli illegittimi chè nessuno accetta di starsene una vita intera in disparte se non per interesse. E, la ragazza (bella) dai capelli rossi, come ci ha guadagnato finora! Credo abbia percepito un vitalizio in cambio del suo silenzio ma – una volta finito lo show – c’è molto altro da dibattere.
Bene: zio è una parola grande e non è detto che si debba dirla ad un idiota qualsiasi.
Io la dico solamente – e con immenso orgoglio – all’unico che la merita, il fratello di mia madre, un uomo che ha adorato mio padre e che stimo per la sua bontà.
La dico solo a lui da sempre.
Figurarsi ora che è vivo per miracolo, dopo due gravissimi interventi di neurochirurgia, dopo oltre quattro mesi di coma, dopo una riabilitazione che non è ancora terminata, dopo un ciclo di oltre trenta radioterapie.
Ecco – lui – il mio unico zio, il miracolo vivente, stasera ha detto a mia figlia proprio le stesse cose che le ho detto io.

“Non deve interessarti l’opinione di chi non vale nulla ma ti devi ricordare chi sei tu e che – a casa nostra – sei stata educata bene.
Sei e resti al di sopra: chi sono loro, anche solo per commentare te?”

La bella di zio io, mille volte più bella di zio la mia grandissima ragazza!

Non viviamo in una metropoli ma in un piccolo paese sul mare. Qui ci conoscono tutti, da generazioni, e qui io ero – prima d’essere Paola – “La figlia di Lele”.
Da piccola mi scocciava un po’ mentre, da adulta, ho capito che era solo un onore.
Lui – mio padre – non s’è mai dato importanza ma era consapevolissimo di quelle che erano le sue maniere e le sue capacità. Solo le teneva per sé e detestava gli sbruffoni. La nipote – mia figlia – gli somiglia molto in questo. Così come io, da piccola, venivo spesso lodata (a mia insaputa) perché Paoletta di Lele era brava, sorridente, simpatica, educata, salutava… beh oggi tutto questo paese viene a dirmi
“Paola tua figlia Giulia è bravissima! Saluta per prima, sorride, è sempre caruccia, semplice, mai altezzosa come tanti della sua età… hai proprio una figlia che vale più di quanto pesa Paolè!”
Ora – considerando il fatto che io sono stata molto fortunata – e considerando anche il fatto che ho cercato di fare del mio meglio facendo da padre e da madre sempre da sola, considerando che amo mia figlia per due anche se cerco di non soffocarla, considerando quanto sono fiera di lei che è la mia più grande complice, la mia vittoria sulla vita, la soddisfazione più grande che io potessi ricevere mai… qualcuno dovrebbe fornirmi una spiegazione molto convincente per non mandare agli inferi uno pseudo fratello del ‘padre’ (che non conosce) il quale si presenta casualmente dopo un quarto di secolo e – invece che andarle incontro – si permette di risponderle male.
Starò zitta perché sarà lei a parlare se e quando dovrà, infondo ha ormai ventiquattro anni, ma una cosa è certa: zio è una parola grande e – se in sei mesi – ancora non lo ha capito, io non ci metto molto a fare un funerale virtuale anche con lui. Proprio come feci col fratello. Perché nella nostra famiglia – è lampante – c’è una regola basilare che è quella secondo la quale mia figlia non si tocca.
Da considerarsi più sacrosanta dello stesso Verbo.
Amen.

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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