Ho una musa per amica

Per comunicare non basta pralare o scrivere.
E’ necessario possedere l’intelletto d’un sentire comune, che nasce dall’anima e dal cervello.
Il più delle volte – nota buffa e beffarda al contempo – si dicono cose che vengono comprese da chi non è parte in causa.
I più convinti restano all’esterno, separati da una cortina di miserabili incapacità, continuando a perpetuare – non invano – il pensiero in chi ne ha facoltà. Senza avvedersene.

Ho una musa per amica: sono una donna fortunata, l’ho sempre pensato.
Non tutti coloro che leggono e scrivono – anche più e meglio di me – sono così tanto ricchi da possedere un tesoro simile. L’affetto e l’Anima di alcune persone è dono incommensurabile.
A me sta bene essere quella che sono e mi piace immensamente quello che ho. Per semplificarmi l’esistenza ho capito che è meglio farmi piacere quanto non mi è dato cambiare, qui non c’è l’ufficio resi e niente è in garanzia.
Apprezzo molto chi mi conosce nell’anima e nei pensieri e – dopo, solo dopo – decide di volermi bene senza apportare mutazioni genetiche alla mia idea d’esistere. Io sono questa persona qui e non mi avvalgo di alcuna pregiudiziale – mai – anzi mi concedo un solo vanto: apprezzo la gente com’è e lascio che sia. Se mi fa stare bene, tanto meglio, ma se mi fa stare male (qui viene il bello) ringrazio. Perché mi stimola l’elettricità già accelerata a livello dei neuroni, me li mantiene belli attivi. Chi giudica senza conoscere è il mio elettroshock. Mi scuote fino a sfibrarmi per poi lasciarmi alleggerita da tensioni nocive. Andrebbero ringraziati – non fosse che contribuirei ad alimentare il loro ego – il quale già di suo fagocita tutti e tutto con l’intento, più o meno compulsivo, di annichilire.

Torno alla mia amica musa – merita d’essere citata e ringraziata – che non si alimenta delle altrui debolezze ma, al contrario, sfama l’intelletto di chi ha in sé un briciolo di pensiero e lo trasforma in pane quotidiano. Un pane più sacro di quanto si pensi. E, a voce bassa, sussurrando, comunica e custodisce ragione e poesia infondendo e diffondendo musica per chi è sintonico sulle frequenze giuste.

Si prenda distanza dalle distanze – siderali – di chi si autoincorona imperatore o imperatrice del nulla seguendo la logica dei quanti. Una logica appartenente ai tanti componenti delle associazioni a qualunquere.
Si allontanino i paguri – parassiti – che s’intrufolano indebitamente ad abitare case e conchiglie non di loro proprietà, alimentandosi degli altrui sacrifici. Si dismettano i proclami fasulli e si abbandonino le rotte oceaniche: avvalendoci del nostro libero arbitrio ci fregiamo d’una navigazione meno turbolenta per mari più piccoli perchè – alla fine – lo sguardo all’orizzonte è sempre infinito. Dopotutto siamo esperte nel guadare le foci melmose d’un Acheronte pieno di coccodrilli e ci soffermiamo volentieri sui nostri piccoli ormeggi. Non ci interessa l’utopica traversata della storia e già conosciamo esperienze titaniche.
Aspettiamo qui, col fiato corto, pazientemente.
A voi – smaniosi di grandezze inutili – lasciamo liceità d’impattarvi, se volete. Siete liberi ed avvisati: ricordate di munirvi di carta nautica e di salvagente paradosso ma – pure voi – non vi salverete.
La cosa non ci riguarda – non ci rende più o meno contente –  e neanche possiamo salvarvi noi. Del resto, se non ci prestate attenzione e preferite Scilla o Cariddi, siamo disarmate: l’amore – in tutte le sue forme – necessita d’intelletto. Possiamo liberamente amare ma non siamo affatto libere di pretendere alcuna contropartita. Possiamo cercare di capire ma se non ci accomuna una certa forma d’esperanto – le nostre – restano comunicazioni inutili.
Dal canto mio mi dispiaccio maggiormente quando – proprio all’interno dell’altra metà del silenzio – si verifica lo scontro fra un sussurro e un grido, fra una domanda posta con onestà intellettuale e una risposta volutamente omessa.

Grazie amica mia, il mio ironico Alfa primitivo ti è e ti sarà sempre riconoscente. E tu sola sai, tu e poche altre come te. Tutta colpa della mia mentelettrica che – spesso – si percepisce assai elettroshoccata dai quanti.
Ed è vero, sono proprio tanti. Sono troppi e talmente presuntuosi da decidere persino per conto terzi.

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

8 pensieri riguardo “Ho una musa per amica

      1. Cristina, non devi dirmi grazie neanche per scherzo!
        E’ sottointeso. Ti voglio bene. In un modo che non si racconta. Ti voglio bene in un modo che si sente profondamente. Qualcuno può (e mi è successo) persino dubitare che io abbia realmente letto le tue cose. E’ ridicolo e non ho bisogno della doppia laurea da esibire per sapere quanto – questo qualcuno – non comprenderà mai. Ma, alla fine, cui prodest?
        Il fatto che, non conoscendoci, si permettano queste affermazioni conforta la mia tesi. L’amor proprio non si studia e neanche l’umanità. Di ego – al contrario – si soffre. E’ una questione patologica, un male compulsivo, difficile da sconfiggere.
        Io – al mio coccodrillo – ho messo una bella museruola d’acciaio. Perché lo conosco e non ha niente di compulsivo, sebbene sia cronico.
        Ammetto la sua esistenza e – questo – è il segreto della mia supremazia su di lui. Per addestrare un coccodrillo devi sapere che c’è, che esiste, che è vivo e che morirà dopo di te.
        Siamo altra cosa – noi col cuore e coi neuroni – siamo aliene legalizzate. ❤

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      2. anche io ti voglio molto bene, e sai che non nasce adesso questo affetto, adesso che ti interessi alle mie cose.
        fu un senso di comprensione profondamente sentita che mi accostò a te.
        di quelli con ego smisurato ne conosco, e tra loro c’è chi mi ha delusa non prendendo nemmeno in considerazione il mio romanzo.
        i coccodrilli hanno varie sembianze, il tuo assale all’improvviso e devi tenerti sempre pronta, e so bene con quanto coraggio lo affronti.
        il mio è in quiescenza cronica, seminarcotizzato, in attesa dell’agguato definitivo.
        aliene legalizzate! mi piace assai!
        ti abbraccio forte

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      3. Mi sono sempre interessata, solo non mi sono mai avveduta (caspita quanto mi dovrei chiedere scusa…) d’essere capace. Mi sembrava di saper solo leggere. Scrivere, cosa meravigliosa, l’ho sempre vista così tanto bella da sembrarmi impossibile per me. E’ che – e mi piace molto – non mi sono mai attribuita il mio valore pienamente. Un clandestino della vita, un alieno legalizzato non può spiegare a tutti quello che sa. Deve aspettare la stella giusta perché lo Shuttle, di qua, non passa. Funziona male persino un vecchio autobus, figuriamoci! 😉

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