C’è che ti aspettavo da un po’ a quel varco

C’è che ti aspettavo da un po’ a quel varco. Dovevi cadere, lo avevo deciso più e più volte. E c’è che mi sono stancata di aspettarti.
Te lo dicevo – oltretutto – avresti dovuto ascoltarmi e – soprattutto – avresti dovuto credermi.
Io, uno come te, non volevo vederlo scivolare così in basso… speravo di poter salvaguardare questi dieci anni in cui ti ho sempre distinto dal resto del mondo. Ti ho amato – un tempo – e oggi mi trovo innanzi chi? Cosa? Una persona del tutto sgangherata, un uomo – che uomo non è – e che cerca di prendere tempo perché teme la mia intelligenza.
Uno che ha completamente perduto la sua spina dorsale. Uno che tace l’evidenza per paura.
Ricordati, mio caro, le cose – se nascoste o non dette – sono un colpo alle spalle.
Ok: prenditi tutto il tempo necessario – però scompari – e non farti mai più vivo. Non stavolta. Stop.
Hai imboccato la porta dell’uscita, da quella nessuno può né deve tornare. Vattene a giro per l’universo mondo e fottiti con tutta la tua dannata compagine italoamericana. Dal canto mio ho cancellato tutti i nostri messaggi: ti ho cancellato, sì, ed è stato anche molto bello. Catartico, veramente. Curioso è come ti sia dispiaciuto quando te l’ho detto… io starò bene e non mi strapperò i capelli. Vergognati. Non so se tuo padre sarebbe fiero di queste tue gesta da piccolo uomo qualsiasi: credo di no. Ti lasciai – dieci anni fa – per la stessa ragione: dicevi “Tu sei più forte di me” senza capire che, il coraggio, ha un costo.

Paola, la coraggiosa, quella che deve sempre comprendere le piccinerie altrui in sé: non sono una matrioska io! Il mio coraggio l’ho pagato cash – sempre – e non ho avuto mai sconti. Anche quando ne hai beneficiato tu. Così, non senza sincerità, ti lascio di nuovo. Senza strapparmi un solo capello e senza piangere neppure una sola lacrima. E’ curioso che, un grande uomo al pari tuo, sia riuscito a ridursi un microbo e a farsi mandare a quel paese ripetutamente dalla stessa donna… che ha continuato a rincorrere per ben dieci anni. Ti ho mollato, ancora, solo che – prima – ti stimavo anche se non ti amavo più. Oggi non ti amo e neanche ti stimo affatto.

In sintesi: fuck you very, very much, dear love!

Non ti perdonerò mai d’avermi fatto rivivere una camera ardente solo per debolezza. Non perdonerò mai la tua gentilezza inutile, nata dal tuo timore, io non sono un fantasma né uno spettro. Neanche saprai mai che ti ho tradito molto volentieri: tu pretendi d’essere il buon uomo, il bravo della situazione ma sei solo diventato uno dei tanti.
Consideravo opportuno tu lo sapessi.
Ed è stato molto bello dirtelo!
Una vera liberazione.
Goodbye!

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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