come stessi cercando di “intercettare” qualcosa

Poi è semplicemente come stessi cercando di “intercettare” qualcosa che – comunque – arriverà. Purtroppo.
E’ inevitabile: scavalca la mia volontà.

Sono qui, con la mia tastiera, dopo l’ennesima notte trascorsa come una stordita persa in un labirinto: la vita da adulti è solo questo, un cupo labirinto.
Caffè, sigarette, attese infinite e terrore – al contempo. Buio – così tanto buio – la compagnia della gattona, libri e musica. Ho i brividi – anche – che vanno ad aggiungersi al resto e mi fa male la testa. Pioviggina, poco.

Che mi chiamino e dicano cosa succede prima che questa morsa mi schiacci.
Che lui dica “Mio padre ha smesso di soffrire.” – magari.
Che la mia amica si operi e vada tutto bene.
Che la ragazza – ha l’età di mia figlia, cielo – e mi parlano d’una agonia senza speranza… dov’è dio?

Fottuta divinità che si livella all’imperfetto essere umano: la scemenza d’un dio a nostra immagine e somiglianza, mascherato, neanche fosse carnevale, da assassino… è una burla!

Che il mio amico sopravviva.
Che mio zio – vivo miracolosamente – sopporti anche la radioterapia.
Che nonna lo possa rivedere, prima di chiudere gli occhi per sempre. E’ suo figlio!
Che possa trovare pace e prendere un filo di fiato, anche io, magari per effetto d’un caso fortuito.
Che i miei “affetti collaterali” (quelli che hanno ricevuto da me qualcosa di buono) capiscano come io non apra il becco ma stia danzando al ritmo e cercando i contatti.


Prometto che dopo potrete ricominciare a raccontarmi le vostre favole. Sarò brava.
Se mi aiutasse il destino a sciogliere questa matassa intricata… sarei molto brava e vi lascerei persino dire.
Poteri stupire – in un modo o nell’altro – ed è quello che vorrei di più al mondo. Sì!

O – forse – dovrei starmene ancora con le mani in mano, aspettando l’arrivo tardivo del flusso di marea?
Che altro c’è in serbo per me?

Tempo t’invoco. Per tutto l’amore dell’universo mondo, ho bisogno di “intercettare” i miei “affetti collaterali”.

Stupirovvi.
Amovi.

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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