Noblesse oblige

Mendicante: povero, indigente, questuante, accattone, barbone, bisognoso, pezzente. E ci sono altri sinonimi.
Ecco, quando devi mendicare la risposta semplicissima di una persona come te (dove sul “come te” c’è un abisso che si apre) direi che oramai non esistono più scuse.
Non c’è casualità, non può essere una combinazione: le combinazioni si chiamano così perché si verificano una tantum.
– Qualsiasi essere umano si permetta di (mal)-trattarti in questo modo merita… niente: di che stavo parlando?
Devo essermi distratta, solitamente non parlo del nulla.

Divento ferrea nelle situazioni come questa. Quando – cioè – qualcuno pretende di decidere al mio posto senza neppure darmi il diritto di replica o – peggio – se c’è chi crede di conoscere il mio pensiero.
I processi alle intenzioni mi indispongono così tanto che mi allontano, non ci posso fare niente, non potrei neanche volendo farci alcunché. E’ perfettamente inutile scrivere sull’acqua.
Nei S.N. – come nelle comunicazioni di piazza – è anche più facile svelare le tendenze umane a (mal)-trattarti o a (mal)-giudicarti. Ed è più semplice poiché scripta manent, cosa della quale si è soliti tenere poco conto.
L’estremo errore commesso dai più è la superficialità (Oscar Wilde resta sempre attuale).
Nella massa – fra i più – si intravedono le caratteristiche della gente.
– I semplici sono trasparenti e diretti, soprattutto sono costanti e non tendono a nascondersi. Sono diretti e puliti. Posseggono un chè di puro, di cristallino.
– I complessi non è detto non siano altrettanto limpidi.
– I contorti sono i più pericolosi. Si nascondono dietro ad un bon ton falso come le banconote del Monopoli.

Noblesse oblige è il concetto difficilmente condivisibile per chi si ritiene maestro di vita. I liberi docenti della polemica, della critica e del (mal)-giudizio sulle altrui faccende – soprattutto senza conoscerle – abbondano. Personaggi strani, non riescono a togliersi la maschera da supereroe e necessitano d’un trono su cui appollaiarsi comodamente.
Forse hanno bisogno di aggrapparsi a qualcosa disperatamente e non accettano gli altri, non c’è posto nel loro Ego, è il limite sul quale si fermano, è la frontiera dove cadono abbattuti. Il loro Sé.
E’ probabile, come è anche probabile io stia sbagliando analisi. Non posseggo sfere di cristallo ed è per questo che ritengo il dialogo la soluzione fondamentale, ancora. Ma il dialogo vede più d’un interlocutore così, quando non c’è chi dovrebbe rispondermi, mi scrivo addosso riflessioni come questa. Eppure.

 

e s’apre l’anima
ogni volta che può r-accogliere
– sente d’abbracciare l’universo mondo –
è lampo di felicità tradita
che svanisce
subito

 

 

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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