la scogliera è diventata anche spiaggia


Ho aspettato. Mi sono sentita riva, approdo sicuro. Mi sembrava che quel mare (tu) non tornasse abbastanza. Ho avuto il coraggio di dirlo e di andarmene. Ho continuato ad indagare l’assenza di quel mare in relazione a me: la scoperta meravigliosa è stata che – nonostante me ne fossi andata – quell’onda continuava a tornare. Ero io che dovevo adattarmi a quella marea!
Non sapevo essere riva ma solo scogliera.
Non conoscevo a sufficienza, impulsiva e abituata alle onde forti e tumultuose, la carezza lieve ma costante e persistente della bassa marea. La tua.

Sorrido. Durante questa attesa, se mi voltavo indietro, non riuscivo a dare un volto a nessuno… a te sì.
Se fantasticavo sul mio presente non identificavo un viso: il nulla ma qualcosa – qualcosa dentro di me – mi riportava sempre a te.
Mi sono chiesta il perché un numero esponenziale di volte, ho ammesso a fatica d’essere stata io a sbagliare più di te.
Se penso ad un ipotetico domani ritengo verosimile ci sia la tua faccia: mi pare di vederla distintamente.
Io posso – nitidamente posso – girovagare attraverso i nostri nove anni di bassa marea: chi è abituato a dover essere scogliera per le onde forti si riconosce a fatica in un approdo così lieve.

Adesso la scogliera è diventata anche spiaggia. Tu resti bassa marea che sfiora ed accarezza. Oltre c’è il cielo.
Guardiamo all’orizzonte.

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

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