amnesia: morfina d’una mente che sente

Acrobati e giocolieri
– i pensieri –
ti riportano a certi ieri
e tu – per non sentirne i dolori –
ricorri a finte amnesie:
necessari buchi neri
come morfina
dei buoni cuori.

Solo la mente
– così potente –
può salvarti da tutto…
o anche da niente.

Martella il ricordo
– stillicidio sordo –
più forte urla la mancanza
a vincere ogni dimenticanza.

Cuori e menti – saltimbanchi stanchi –
battuti ogni volta
con colpi sotto ai fianchi.

Che il vivere, con le sue numerose implicazioni, sia difficile in percentuale al sentire è scontato. Più si hanno pensieri, idee e sentimenti e maggiore è la sofferenza dell’individuo. Lei – tuttavia – è più soddisfatta della sua sensibilità spiccata rispetto coloro che ne sono in difetto. Soffrirà anche di più, innegabilmente, però meglio avere una mente che essere persona demente.

I ricordi mai azzerati: posti nell’angolo, custoditi e analizzati, un bagaglio impegnativo ma fondamentale.
Certo non ha rimpianti e non crede di aver sbagliato: oggi rifarebbe la stessa cosa perché sa bene di aver sempre agito in maniera pulita e di aver strapagato tutto, è consapevole di essersi guadagnata ogni cosa e di valere. Non deve dire grazie a nessuno perché nessuno – mai – le ha regalato nulla. Ci sono momenti in cui si avverte il peso schiacciante del proprio sentire. Momenti nei quali – hanno un bel dire i fautori del “be positive” – è necessaria una bella amnesia. Lei che conosce meglio di altri i buchi neri, lei – che colleziona frazioni di tempo completamente buie e disgiunte dal ricordo – ha imparato una grande lezione ottimizzando la potenzialità d’un sonno indotto. I lati buoni delle amnesie – sembra un paradosso – ci sono. “Impari che, mentre non ti accorgi neanche di essere stata male pure fisicamente, ti stai salvando l’anima e riapri gli occhi più forte di prima” si è detta. Questo ormai lo ha stabilito da un tempo immemore ed è riuscita anche a trovare il solo lato positivo della sua ex sofferenza. Da piccola, a quattro anni, certe cose non avrebbe potuto immaginarle neanche ma c’era quel padre che era stato capace di non farla sentire una bambina diversa. Crescendo ha capito ed ha stabilito un punto di vantaggio sul mondo: lei non ha nulla in meno ma possiede un margine di percezione maggiore. Ciò ha il suo prezzo, come tutto, e alle volte pesa. Pesa perché i più la osservano e vedono solo una donna ipersensibile, alcuni dicono suscettibile, forse complessa, impegnativa e magari noiosa. Va bene anche così: prima o poi – chi non è sterile ma sa andare a fondo – si stacca dalla massa e prende distanza da quel genere di individui superficiali e scarsi che lei definisce i più.
Oggi era amareggiata quindi ha fatto ricorso al suo isolamento. Mi preoccupo moltissimo quando lei si comporta così io che la conosco abbastanza bene. E’ una donna pericolosa, molto pericolosa. Lei sa di poter resistere quindi non cede: tutti coloro che hanno oltrepassato un inferno sono consapevoli d’essere forti e di essere vivi comunque. Allora se lei si mette a letto, se dice no all’amica quando la invita a pranzo fuori, se allontana artificiosamente il mondo, lei che – bastava uno squillo a farla felice – sta elaborando qualcosa che l’addolora. Fuori il solito rumore di pioggia. Sorride e si dice “Fatti un caffè e accenditi la sigaretta: quando scrivi – chissà come mai – ti accompagnano sempre la notte, il caffè e le tue sigarette oltre alla pioggia che batte il ritmo”. Vivere è questione di arrangiamento pratico conservando, in sé, quanto di buono ci sia. Per non perdere tempo, perché nulla sia inutile. E’ più vano buttarsi via compiacendo situazioni assurde o lottare per le proprie idee? Non ha dubbi: quel galantuomo di suo padre le ha insegnato cosa – fino all’ultimo respiro – una personalità profonda scelga. “Tu sei sedotta ed attratta da un mix di intelligenza, profondità e sensibilità. Ti piace lo scoglio, la superficie, l’abisso, la capacità di avvolgerti e di farti spaziare libera ed inebriata dalla salsedine che solo il tuo Mare, ad oggi, ha avuto”. Mare, così chiama suo padre: è stato e resta il Mare. Una figlia del Mare, con lo stesso D.N.A. del padre, si lascia inevitabilmente sedurre solo da chi è come lei. Che poi – quando parliamo di sedurre – dobbiamo fare estrema attenzione all’etimologia corretta del termine. Condurre a sé [dal lat. sedŭcere, comp. di se] e non certo come, spesso, si intende scrivere o dire oggi: lei non è persona da trattenere legandola a sé con il fascino dell’esteriorità, inesperta, prima attratta e dopo abbandonata da chi è senza scrupoli. Aspetta chi è in grado di condurla a sé in modo intelligente, libero, senza costrizioni né secondi fini, nel pieno rispetto della sua mentalità. Ferma come scoglio su cui si infrangono le onde più potenti. Capace di restare in superficie quanto di scrutare l’abisso. Morbida ed avvolgente come l’abbraccio dell’acqua. Solo chi comprende tutto ciò ed ha gli stessi argomenti le rappresenta una necessaria intesa mentale con la quale corrispondere. Difetti e problemi: ne abbiamo tutti, siamo pari, sono carte da scartare. Riprendiamo la partita a carte scoperte perfavore. Queste sono le regole: prima le si impara tutti e meno tempo – quindi meno vita – perdiamo. Chi non le rispetta è pregato di giocare altro e di farlo oltre: restiamo cordiali amici. “Non riesco ad apprezzare chi non mi conosce per quella che sono io come individuo”. Pensa questo perché non è ipocrita, perché non le abbisognano alibi e soprattutto perché le scuse sono un bonus non contemplato nel suo modo di giocare a faccia scoperta e pulita.

Voler male? Sentimento che non le riesce di provare, dunque, in momenti come questi, è pericolosa perché sta scegliendo chi c’è e chi non c’è. Ieri, adesso e domani.

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

2 pensieri riguardo “amnesia: morfina d’una mente che sente

  1. capisco i tuoi stati d’animo, li ho attraversati anch’io.
    ci si aspetta che gli altri rispondano ai nostri sentimenti come vorremmo noi, ma l’altro non potrà mai conoscere il nostro sé più profondo, a volte oscuro perfino a noi stessi.
    con l’età però qualcosa si impara: che si può accogliere senza legare, che si può dare per il piacere di dare, senza aspettarsi contropartita, il che sarebbe come amare i figli, lasciandoli liberi, apprezzando le loro conquiste, essendo presenti sena farsene accorgere.
    ho imparato, nella mia lunga vita, che siamo liberi di amare, non di essere amati.
    e che gli incontri più significativi sono quelli che tra anime.
    un abbraccio
    cri

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