Consumami preferibilmente entro e non oltre la data riportata.


L’ho vista.
Non è un’icona d’acume il suo sguardo: parliamoci chiari.
Mi evoca una bambola ormai rotta.
Tu sei un po’ buffo e un po’ patetico.
Più patetico, per mia fortuna.
Hai persino detto “Siamo sempre in guerra e non la amo”.
Mi vergogno per voi, dato che non ne siete capaci.

Del nostro gran palazzo
niente si è conservato: adesso ci sono solo cocci e distruzione.
Non so lei, però, come riesca a vivere l’ombra mia ora.
Non ha ancora capito?
Lo sa che mi cerchi?
Si è accorta che mi chiami?
Capisce che invochi come sempre me?
Non sente che olezzo di marciume hanno i vostri ambienti?
Magari anche lei cerca qualcuno che non sei tu.
Vi sopravvivete e mi sopravvivete
mentre io, a differenza vostra, vivo.
Speriamo solo tu non lo faccia.
Non venirmi a vedere, ti faresti del male.
Mi hai amata tantissimo senza riuscire quasi mai a starmi al passo.
Hai tanto corso e a cosa è valso?
Te ne devi fare una ragione,
adesso hai solo cocci e distruzione.
Quei cocci di cristallo che lanciai io,
diciotto anni fa, sul tuo pavimento, arresa,
uscendo dalla nostra vita a testa alta…
non ti abbandoneranno più.
Non venire perché non sei tu che voglio
e, dopo tanto tempo, meno che mai.
L’importanza di conservare gli affetti con cura
è anche questa: possono scadere e diventare tossici.

La nostra lei era da consumare preferibilmente entro e non oltre
la data in cui buttò via il tuo amore avariato.
Quella lei, lo sappiamo bene entrambi perché ero io, non tornerà mai più.

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

2 pensieri riguardo “Consumami preferibilmente entro e non oltre la data riportata.

  1. Tesoro mio ma è mai possibile tu debba fare sempre guai?

    – Mi cerchi.
    – Lasci la chat aperta.
    – Vai fuori per lavoro.
    – Lei legge anni di conversazioni nostre.
    – Si accorge, come dicevo io, che sono ancora presente.

    A volte sospetto tu lo abbia fatto per disincantarla… tu speri se ne vada.

    Lei si è finta te, mi ha detto prima “Ciao” poi le peggio parole… ed è stato tanto buffo:
    ho persino chiamato tua madre e ci abbiamo riso insieme!
    – Mi è piaciuto tanto sentire la mia unica suocera, dopo 18 anni, che mi ha riconosciuta
    subito ed era contenta di parlarmi. A lei non piace quella bambola rotta: ci manchiamo
    anche con tua madre, questo è il fatto.

    Comunque, se non mi avessi chiamata tu chiedendomi scusa per lei e gridando che è
    una pazza, io neanche avevo ancora letto nulla: non mi ero né accorta né preoccupata
    dato che non ho tresche da nascondere e ti ho sempre solo portato rispetto.

    Ho pianto: ho riletto di quando mi hai rimproverata, anni fa, per non averti sposato nel
    periodo della nostra convivenza. Ti sei ricordato ancora del mio rifiuto, sei stato tu, di certo,
    la persona più dolce io abbia mai avuto accanto. Ti ricordi tante cose… la tua sensibilità –
    parlando di noi – è grande.

    Poi la lite furibonda con lei mentre tu – al telefono – incurante della sua presenza mi urlavi
    “Pronto Paola, scusa, questa è un pazza… è pazza… scusa Paola, che ti ha fatto?”

    Vi siete accapigliati, le mi ha appellata con i peggio termini e io, coniugandoli a me, ho
    anche sorriso: non è vero dunque ho riso.

    Però della mia malattia che ne poteva sapere lei?
    Ecco: tu ti sei lasciato scappare parole di troppo sulla mia vita spiegando ad una pazza?

    Lo stesso errore per cui sei il mio ex, lo stesso errore per cui non ti sposai: non sei un
    uomo capace di difendermi, anzi, toccherebbe a me difenderti da te stesso.

    – Mi sta bene tutto.
    – Non mi sta bene che vi permettiate di offendermi.
    – Considero le vostre esistenze parallele alla mia ma senza alcun punto di contatto.
    Senza più contatto all’infinito poiché siete incapaci di sostenere un singolo “Ciao”!

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  2. L’ha ribloggato su lementelettrichee ha commentato:

    E’ accaduto di nuovo.
    Non posso vivere difendendoti dai tuoi errori.
    Sei sempre là che dai per scontata ogni cosa e ci resti fregato – la mia colpa è quella di capire subito – così, dopo diciotto anni, ho addosso una persona immatura che reitera. Sono stanca di ogni tua leggerezza. Sono venuta via da casa nostra – una casa che ho amato profondamente – lasciandoci il cuore ma seguendo la mia mente. Me ne tornai a casa mia con un senso notevole di sconfitta: non essere riuscita a farti capire che – una come me – si aspetta un uomo e non un figlio! Ancora adesso, dopo diciotto anni, sei così sprovveduto… lasci la nostra vita scritta in mano a una persona senza scrupoli che si sta fingendo te e mi tormenta. Tesoro mio, che bambino sei, non crescerai mai, mai. Se avessi avuto nostalgia o rimpianto – credi – mi avresti aiutata nel farmeli passare. Sei così grande in certe cose ma – la sola in cui sei piccolo – contamina tutto e tutti.

    Ho parlato con tua madre stasera: ad oggi l’unica che la chiama sono io. Sei fuggito ancora all’estero e (Dimmi, ti senti uno sconfitto, vero?)con la scusa del lavoro stai cercando di dimenticare. L’hai cacciata in malomodo: tu, abituato a me, come potevi stare con lei? Perdonati se ho lasciato un segno. Io ti ho perdonato subito. Cerca tua madre. Cambia ottica. Stai continuando a sbagliare perché stai ancora ricominciando lo stesso circuito chiuso, quello che non ti porterà mai da nessuna parte. Spezzalo, rompi una maglia nella rete, apriti un varco e sii libero. Liberati anche tu da te stesso proprio come feci io.

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