Ossimori, metafore e menzogne.

“La parola metafora significa trasportare qualcosa da un posto all’altro, e deriva dai termini greci meta (che significa da un luogo all’altro) e ferein (che significa trasportare) e si usa quando si vuole descrivere qualcosa con una parola che in realtà indica qualcos’altro. Questo indica che la parola metafora è una metafora.
Credo che potrebbe anche essere definita una bugia, perché il cielo non si riesce a toccarlo con un dito e la gente non tiene gli scheletri nell’armadio. Nessun diavolo si aggrappa ai capelli delle persone ed ogni male viene – comunque – per nuocere.”
Ecco, lei si dice questo, propendendo più per chiamare menzogna quell’esempio che spesso, giocando con le parole ed arrivando ad attribuire loro persino altri significati, la gente chiama metafora.
“Le figure retoriche e quelle allegoriche ci aiutano a mascherare delle gran figure meschine.” Conclude.
Le dicano che è tassativa, le dicano che è puntigliosa: lei – ora – attraversa una di quelle sue “questioni di principio” che erano tipiche anche di suo padre.
“E la parola ossimoro, tanto per restare in tema di figure retoriche abbinate alle figuracce?
Consiste nell’accostare, in una stessa locuzione, parole di significato opposto, che si contraddicono a vicenda. Questo genere di accostamento produce effetti espressivi densi di significati inediti e suggestivi. Per esempio: ‘grido silenzioso’, ‘amara dolcezza’, ‘ghiaccio bollente’… l’ossimoro è ‘acuto ma sciocco’, è l’essenza del vero poiché è il mondo stesso che è contraddizione insanabile!”
Dunque, alle 05.10 del mattino, dopo aver letto frasi raccapriccianti – rese ancor più grevi da metafore ignobili e stupide – risponde col suo personale ossimoro.
Attenti: le metafore trasportano il significato puro delle parole dall’una all’altra mentre i più apparentemente assurdi ossimori posseggono già la licenza di mentire, di essere ‘acuti e sciocchi’ al contempo per produrre l’effetto dovuto proprio in quanto tali.
‘Manifesto sotterfugio’, ‘limpida oscurità’ e ‘lucida follia’: così è e null’altro vi si aggiunga.
“Benedetta questa mia lucida follia senza la quale impazzirei. E’ per lei che cerco – sempre e comunque – di percorrere il sentiero che conduce alla ragione. Di quanti pontificano con ridondanti metafore, io, mi sono abbondantemente stancata.”
Ormai sono le 06.00 e si farà un altro caffè: godrà ancora di un po’ di notte, coccolerà i suoi gatti, il suo bassotto – sbadigliando – l’ha raggiunta e forse, fra poco, scriverà una mail a lui.
“Ci penserò poi, dopo essermi riletta i suoi SMS”.

Pubblicità

Pubblicato da Paola Cingolani

Paola Cingolani

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...